L’Italia degli orticelli.
Ieri ho avuto un malore e la mia famiglia ha chiamato il
118 per un’autoambulanza, ma queste, non erano disponibili per una protesta
degli autisti che dicono “ Pretendono che azioniamo le sirene, noi dobbiamo
stare attenti alla strada e ciò non è possibile”. Dopo vari epiteti a loro
indirizzo, mi caricano in macchina e corriamo verso l’ospedale. A un incrocio
un automobilista non rispetta la precedenza e fracassa la macchina. Telefoniamo
prontamente i carabinieri per attestare l’incidente ma purtroppo sono in
sciopero perché devono pulirsi loro la pistola. Altri epiteti contro la
Beneamata, e dopo aver subito il danno e la beffa, decidiamo di andare in
ospedale con il treno. Arrivati alla stazione dopo avere aspettato il treno a
lungo, ci informano che in seguito a verifiche operate dai macchinisti, molti
convogli sono scartati perché non rispondono ai dettami della sicurezza anche
perché vi è una protesta del personale per i turni di servizio
nuovi. I miei familiari allora dicono “Abbiamo ragione, dobbiamo difendere i
nostri sacrosanti diritti”. Siccome quello che sta morendo sono io mi
ribello e dico “Ma questo è un servizio pubblico, pago le tasse e voglio
viaggiare e vaffanculo le loro ragioni”.
La protesta è sacrosanta, ma pretendere che l’utenza
lasciata a piedi capisca e sostenga le ragioni del personale di macchina mi
sembra esagerato.
Summum ius, summa
iniuria.
triton