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NON AVERE FRETTA, IL REBUS TI ASPETTA
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7 luglio 2012

MACCHINISTA CIRCUM VITTIMA DEL "FUOCO AMICO ?"

Il "fuoco amico" sta a indicare nel gergo militare, quella situazione in cui soldati o mezzi vengono a trovarsi sotto il fuoco delle proprie batterie o di quelle alleate.



Quello che è capitato al collega macchinista del treno 66 giovedì scorso è il massimo della sfortuna. Il destino che si accanisce e fa in modo che "l'alleato" o quello che almeno dovrebbe esserlo e cioè il viaggiatore, si trasformi invece nel tuo peggior nemico. 
Non conosciamo la signora che ha avuto l'alterco con il collega e che per comodità chiameremo Anna, conosciamo però il collega, lo conosciamo bene. 
Una brava persona, un padre di famiglia che non si meritava certo di ricevere uno sputo dalla signora, che per quanto esasperata pare abbia commesso tale atto provocatorio che se vero, soprattutto in quanto donna, non le fa certamente onore. Pare infatti che la signora per l'appunto esasperata per il comportamento di giovani teppisti a bordo del treno proveniente da Sorrento e diretto a Napoli, non abbia approcciato nel migliore dei modi nei confronti del macchinista in quel momento solo in cabina (il capotreno era accorso nell'elemento di coda), cabina che tra l'altro non può assolutamente essere abbandonata. La signora stando al racconto di testimoni, dopo aver esortato il macchinista ad intervenire nei confronti dei facinorosi, gli ha addirittura più volte chiesto e insistentemente, di mostrarle i propri documenti di riconoscimento.
Il personale in servizio sui treni e negli impianti sociali non è tenuto ad esibire i propri documenti, tanto più se a chiederli è un "civile", nel nostro caso la signora Anna. Il lavoratore infatti può essere in ogni momento identificato in quanto in servizio su un turno conosciuto dall'azienda e quindi, non c'è pericolo che sfugga alle proprie responsabilità che nel caso del collega macchinista, involontario protagonista dell'increscioso episodio, sono unicamente quelle di assicurare il trasporto delle persone in totale sicurezza.


Ma noi non vorremmo scendere nei particolari, non ci teniamo a riportare la dinamica dell'accaduto così come ha fatto il giornalista de Il Mattino, lui del resto è un professionista, è il suo mestiere e la nostra speranza e che abbia scritto attenendosi scrupolosamente a notizie certe, vista la delicatezza dell'argomento che vede in questa amara circostanza ferroviere e viaggiatore, l'un contro l'altro armati ! 
Noi dal canto nostro restiamo perplessi davanti al fatto che il collega abbia aggredito la signora Anna al punto di provocarle lesioni guaribili in dieci giorni. Qualcuno dice che dopo aver subito il presunto "atto provocatorio" da parte della signora", il macchinista l'abbia soltanto respinta. Ma come dicevamo, quello che più ci amareggia in tutta questa triste vicenda è il fatto che il cliente, il bene per noi più prezioso, del quale tutti i santi giorni, cerchiamo di tutelare l'incolumità a bordo dei nostri mezzi, sia divenuto nella circostanza il nostro più acerrimo nemico.  
Ed ecco che il bersaglio, per una serie di probabili reciproche incomprensioni, in un momento in cui forse la lucidità per un attimo ti ha abbandonato, si sposta dal facinoroso, dal bullo, dal vandalo, al dipendente che resta inesorabilmente vittima del "fuoco amico"


Gentile signora, non so se avrà modo di leggere queste righe, nelle quali non manchiamo di esprimerle il nostro dispiacere per quanto accaduto, ad iniziare dalla sua frustrazione a causa degli atti che è stata costretta a subire da parte di questi bulli, per finire alla sua forse incolpevole mancanza di comprensione nei confronti del personale che le assicuro è in balia di questi delinquenti almeno quanto di lei. Quindi non è cattiva volontà da parte del personale, quella di affrontare queste situazioni con una circospezione che ai suoi occhi potrà essere apparsa come menefreghismo; ma assoluta mancanza di "armi" adatte ad affrontare queste specifiche situazioni. 
Non c'è alcuna possibilità di spuntarla di fronte a queste bande di teppisti e più ti confronti con loro a muso duro e più hai la peggio, visto che sei solo e unico responsabile di un intero convoglio dove nessuno è disposto a darti una mano, tutti impauriti da quello che da un momento all'altro può succedere.


Abbiamo saputo che all'arrivo del treno 66 a Castellammare vi era ad attenderlo una miriade tra, carabinieri, polizia e vigili urbani, peccato che i "ricercati" nell'occasione non fossero i teppisti che hanno determinato il suo giusto risentimento purtroppo mal gestito nei confronti di un personale inerme di fronte a questi atti ma il personale stesso che le assicuro, esce di casa per fare il proprio dovere e non per avere discussioni con i viaggiatori.


Signora, rifletta su quanto accaduto e faccia un passo indietro, con tutta probabilità sono stati commessi una serie di errori da una parte e dall'altra. Errori dovuti allo stress, alla tensione, al trovarsi per Lei in una situazione di insicurezza alla mercè di teppisti.  
Abbandoni dunque la sua determinazione nei confronti del personale di Circumvesuviana che le assicuro, non è,  e non deve essere l'obiettivo delle sue pur giuste rimostranze.


ps


Due parole a Francesco Ferrigno giornalista de Il Mattino, autore dell'articolo. Francè, noi non ci conosciamo ma consentimi di dire da quello scribacchino che sono, che "l'attacco" del tuo articolo si è dimostrato un vero e proprio attacco ai lavoratori della Circumvesuviana. Come si può condizionare un articolo intero dandogli questo inizio....   Una comitiva di giovani all’interno del treno della Circumvesuviana tira calci al pallone e insulta i passeggeri. Il personale viene invitato a intervenire, ma per tutta risposta un macchinista aggredisce e schiaffeggia la ragazza che aveva reclamato. QUI L'INTERO ARTICOLO


A questo punto sarebbe stato più opportuno scrivere..."Per il troppo caldo in cabina, macchinista circum impazzisce e schiaffeggia i viaggiatori."
Perchè un macchinista che schiaffeggia senza motivo una ragazza per il solo fatto che abbia reclamato come tu hai lasciato intendere, non è certo sano di mente mentre il collega non mi risulta abbia delle turbe psichiche anche perchè periodicamente sottoposto a visite mediche e psicotecniche. 


Allora forse non sappiamo ancora come veramente sono andate le cose o mi sbaglio ? Eri a bordo del treno ? Hai assistito alla scena del presunto  schiaffeggiamento e del non descritto presunto 
sputo ? Se si, allora le cose un poco cambiano ma se non c'eri così come non c'ero io, perchè non sei stato un poco più accorto nell'uso delle parole ? 
Domani le telecamere a bordo del convoglio potrebbero restituirci la verità ma nel frattempo noi abbiamo buttato la guerra addosso alla Circum e ai suoi dipendenti, quasi non bastassero i guai che ci assillano e che voi giornalisti ben conoscete. Scusa lo sfogo. Certo sono di parte e mi diletto a spacciarmi da "giornalista" da blog ma ti assicuro che peso sempre le parole, vuoi che scriva di Francesco piuttosto che della signora Anna....e forse è per questo che non sarò mai un "vero" giornalista.  


Senza rancore
giona


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Caro giovanni, si vede che certi "giornalisti" la vesuviana la vedono sulle cartoline ! Io ci lavoro da 35 anni, sono operaio icl..e a me e ai colleghi capita spesso di vedere teppistelli/e che come minimo imbrattano i sedili,o ci si mettono cn i piedi..abbiamo provato,cn le buone a richiamarli a un minimo di decenza e di educazione..inutile dire che ci hanno mandato affanculo! il supposto "giornalista" avrei voluto vedere, come si sarebbe comportato,se anche lui è padre di famiglia,a vedere stè ragazzine,e sti mocciosi,che senza biglietto,e senza creanza,spalleggiandosi,fanno a gara a chi più offende!e inoltre corrono avanti e indietro gridando e bestemmiando contro chiunqe..anche contro vecchi e invalidi..caro giona..non sarai un "giornalista professionista" ma cm me nella vesuviana,ci vivi e lavori da tanto tempo,e il "giornalòista" si dovrebbe documentare meglio,non solo sugli sciperi e dissrvizi,ma anche sulle aggressioni giornaliere,verbali e non che subisce il personale viaggiante.


fulvio di brigida