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18 aprile 2015

INTERVISTA A TONINO SCALA. DI EMILIO VITTOZZI

DA SINISTRA, SCALA E VITTOZZI

Tonino Scala, scrittore, 41 anni, tanta esperienza politica. Nato in Germania a Krefeld nel 1974, da padre emigrante in cerca di lavoro a cinque anni si trasferisce a Castellammare di Stabia, dove vive tuttora con la moglie e i figli, è stato il più giovane Consigliere Comunale della Città delle acque; successivamente è  stato eletto prima Consigliere Provinciale e poi Consigliere Regionale e presidente della commissione anticamorra.
È scrittore a tutto tondo di diverse pubblicazioni: “La valigia di cartone”, “Quaquaraquà”, “Sudditi”, “Disonorevoli”, “Malapolitica”, “Buona fine e… buon principio” e tante altre ancora…

Tonino, ne “La valigia di cartone” scrivi che “dovremmo tutti rimboccarci le maniche e metterci in carreggiata senza piangerci addosso ma sfruttando intelligenze, saperi e professionalità”. Come si può fare tutto ciò?
La risposta è nella domanda stessa: partendo da noi. Nell’ultimo decennio, anche approfittando di un processo di sviluppo distorto che ha investito soprattutto le regioni del Mezzogiorno, la camorra e le altre mafie si sono fatte soggetti economici e soggetti politici. Perché la forza economica consegna loro pure una soggettività politica. Le loro ricchezze sono pervasive del tessuto economico e sociale, producono consenso e voti, colmano ogni vuoto sociale. Per questo bisogna ripartire dalle nostre intelligenze e dai sapere. La cultura cambierà questa terra.


In “Quaquaraquà” narri di 15 vittime innocenti di malavita organizzata. Cosa rimane delle loro morti?
“Quaquaraquà” è un libro struggente dedicato ai giovani e ha un obiettivo: non far perdere la memoria del male che la camorra semina nella società. Quei morti odorano di vita, i vivi che intraprendono la strada della camorra, pur essendo vivi, puzzano di morte. Il camorrista è una nullità, un "quaraquaquà". E' questo che bisogna continuare a ripetere fino alla nausea.

In vari tuoi libri riprendi questo tema perchè?
Perché questo è il primo problema della nostra terra bella e difficile.  Una volta un ragazzo durante una delle tante presentazioni mi chiese «Mi dai un consiglio per diventare un cittadino onesto?». «Fai colazione con latte, biscotti e Costituzione» questa la mia risposta che è diventa un mantra. Per cambiare il mondo bisogna partire dal Noi.».

Il tuo libro “Buona fine e… buon principio” dà una visione di uno spaccato su Napoli sua provincia. Quale è il tuo giudizio su Partenope?
Napoli è una città meravigliosa, lasciata da troppo tempo al suo triste destino. È giunto il momento che diventi centrale nella questione italiana. Una volta si parlava di questione Mezzogiorno. Oggi si deve parlare di questione Italia, perché se non si affronta la vicenda sud ed in particolare la vicenda Napoli, la macchina Italia non ripartirà mai.



In “Sudditi” racconti di vite che si trascinano  in quella straordinaria quotidianità tipica dei luoghi dove l’ordinario è convivere con l’arte di arrangiarsi, la violenza, la camorra. Ma la cosiddetta “arte dell’arrangiarsi” è un fatto positivo o un dato negativo?
È l’arte di noi napoletani, di noi uomini di frontiera, grazie alla quale questa terra arranca e sopravvive. Napoli, il sud, sono una grande  palestra non da ora da sempre. Come tutte le cose ha lati positivi e negativi: terra di confine, di conquista che deve liberarsi, ma come dico sempre non esistono liberatori, ma popoli che si liberano.

 “Disonorevoli” è un libro di 210 pagine da leggere in un sol fiato. Ma come è possibile che si presentano alle competizioni elettorali persone che di “legale” non hanno neanche il… nome?
“Disonorevoli” è una sorta di radiografia su quello che è accaduto e su quello che stava per accadere. Per anni, ignorando le dimensioni di questa mucillagine criminale abbiamo continuato a celebrare l’azione purificatrice della magistratura come l’unica via per liberarci da un fenomeno erroneamente considerato, da un lato, retaggio del passato e, dall’altro, un processo geograficamente molto circoscritto.

“Un calcio d’amore” sta divenendo un film… Quando l’hai scritto pensavi ad una simile conclusione?
Noooo, quando scrivo non penso alla pubblicazione, le storie sono nell’aria, provo a prenderle al volo relegandole un valore letterario.


Nei tuoi libri c’è tanta musica: da quella neomelodica a quella degli anni 60/70, in particolare c’è tanto Pino Daniele. Il tuo ricordo …
Pino Daniele

Sei candidato alle prossime elezioni regionali del 31 maggio nella lista di SEL. Nel caso (come ti auguro di vero Cuore!) di elezione, come pensi di coniugare l’impegno di Consigliere Regionale con quello di scrittore?
Provando a fare ciò che sempre ho fatto: la mia parte. Sono uno scrittore e un politico militante.


EMILIO VITTOZZI



1 commento:

Anonimo ha detto...

È sempre un piacere leggere le tue interviste, se poi l'intervista è Scala allora è il massimo!!! Bravi! Vi abbraccio Marcella