BREVI, FLASH, ANNUNCI.....

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18 novembre 2020

Posso dire che sono un sopravvissuto! Di Michele Cannavacciuolo



IL COLLEGA (AUTOLINEE) IN PENSIONE,
 MICHELE CANNAVACCIUOLO

E qui vorrei portare una testimonianza vera di quello che è in realtà il COVID-19, di come viene combattuto negli ospedali, di come viene vissuto dal contagiato.

È un calvario che comincia in maniera subdola, con i sintomi dell’influenza; poi, man mano, la febbre, dolori alle articolazioni, ai nervi, alla testa e la cosa più orribile la fame d’aria che aumenta. Apri la bocca e non entra niente. Vorresti strapparti il petto! Poi, una mattina, si presenta a casa mia un giovane medico, Esposito Alfonso dell’USCA, proveniente da Gragnano; appena constatato le mie condizioni, mi impone il ricovero urgente in un ospedale! Si mette in contatto con il 118 per un urgente soccorso – quel giorno la mia saturazione oscillava tra 75 e 85 (la condizione ottimale è da 90 in poi). Dalla centrale avvisano che l’unica ambulanza è senza medico e non predisposta per il COVID! Allora il dott. Esposito si è offerto di accompagnarmi lui stesso al Pronto Soccorso di Sorrento. Una volta giunti all’Ospedale di Sorrento è cominciata una lunga diatriba tra il medico dell’USCA e il responsabile del P.S. che, inizialmente, si è rifiutato di soccorrermi! Dopo qualche ora, durante le quali il dott. Esposito ha minacciato di chiamare i Carabinieri, finalmente sono stato ricoverato! In una sorta di garage senza porte, un bagno praticamente inutilizzabile, sporcizia un po’ ovunque, mancanza di mobilio: un letto, una sedia e basta; una situazione al limite dell’abitabilità… Comunque hanno cominciato immediatamente a prendersi cura di me: ossigeno, esami del sangue, indagini a tappeto, tra cui, alcune dolorosissime, come il prelievo per emogas arteriosa (dal polso). Comincio presto a reagire. Da Sorrento, dopo un paio di giorni, vengo trasferito all’Ospedale di Boscotrecase e qui ho avuto netta la percezione di essere curato per ciò che avevo: ossigeno, immediate indagini strumentali ed analisi, visite specialistiche: inizio qui cure a tappeto e monitoraggio continuo con utilizzo di tecnologie modernissime. In questo ospedale ho capito che cos’è la Sanità Pubblica… Ho trovato da parte di tutti – medici, infermieri, personale socio-sanitario – una dedizione assoluta ai pazienti! “Intabbarrati” nelle loro tute di plastica con tre paia di guanti, occhiali, maschera, doppie mascherine, non ho mai sentito o notato un gesto di insofferenza o altro; hanno sempre mostrato competenza, spirito di sacrificio, instancabilità, delicatezza, gentilezza! Ho visto pulire e lavare malati allettati con amore e disponibilità, convincendomi che neanche un figlio avrebbe fatto questi gesti. Ma la cosa che più mi ha colpito è stata l’umanità che mettevano in ogni parola ed in ogni gesto… Di questi angeli si vedono solo gli occhi, vestono tutti allo stesso modo, indistinguibili ma con una caratteristica comune , il sorriso, sempre! Un comportamento che credevo estinto… Ho passato momenti estremi: una ipotermia mi ha portato vicino alla fine! Ebbene tutti, indistintamente, mi sono stati vicino! Quando poi la crisi, grazie a loro, è stata superata, tutti sono passati a mostrarmi vero affetto e amicizia. Commovente! Penso che la tecnica di lavoro si impari con l’esperienza e con gli anni, ma una dote è insita nell’animo, l’umanità, ed ognuno di questi giovani angeli ne ha tanta da riempirne una miniera. Alcuni di loro volontari, venuti da altri ospedali perché c’è necessità di aiuto. Questo mostro esiste e fa male, malissimo, uccide! Vorrei che tutti quegli imbecilli che si ostinano a negarlo andassero a farsi un giro in uno di questi reparti, senza fare niente, guardando le persone a pancia sotto per ore, senza potersi muovere, gli intubati immersi in un sonno artificiale; la febbre che fa saltare sul letto come indemoniati; le braccia segnate da segni profondi, l’impossibilità di trovare una vena utile per inserire la flebo e prelievi infiniti. Penso che gli ospedali siano un inferno oggi e quello di Boscotrecase non è da meno, ma è un inferno abitato da angeli che, con leggerezza, non fanno mancare mai la loro presenza, una parola di conforto, un sorriso, magari stanco, ma sempre gentile. Quando dopo 5 tamponi positivi sono poi arrivati i 2 tamponi negativi è stata una festa per tutti! Finalmente avevano sconfitto questo verme, almeno per ora. Spero per sempre! Quando sono stato dimesso e sono uscito dalla stanza per tornare a casa, forse ho vissuto il momento più commovente: tutti, e dico tutti, mi hanno salutato con un affetto infinito. L’infermiera che mi ha accompagnato all’uscita, abbracciandomi quasi piangendo mi ha detto: “Lei è il primo che vedo uscire sulle proprie gambe…”; dagli occhi si vedeva che era una giovane donna ed ho pianto in modo silenzioso. In quel momento si sono sciolte tutte le paure, il dolore che ho provato in un mese è sparito grazie ad un ospedale che fa Sanità vera. Certo si sono mostrate delle pecche, errori negli appalti, ma fatti certamente non dai medici. Non ho molto ma un “GRAZIE” immenso a queste donne e a questi uomini che non solo mi hanno aiutato a guarire ma, soprattutto, mi hanno dato la speranza di rivedere i miei cari e di pensare che questo mondo può avere un futuro grazie a loro. Vorrei incontrarli uno ad uno, appena possibile, per un virtuale abbraccio ed un immenso ringraziamento! Dal Dott. Alfonso Esposito che mi ha preso per i capelli e mi ha tirato fuori dal fosso, alle infermiere di Sorrento che, da sole, hanno cercato in qualche modo di sopperire ad una situazione precaria e, a volte, non umana di trattare i malati, agli angeli di Boscotrecase che mi hanno ridato la fiducia nella vita. Ricordo a tutti che non siamo appestati: siamo malati da curare! I veri appestati sono gli untori che fregandosene degli altri continuano con sufficienza ad uccidere i propri genitori ed i propri nonni. E la cosa peggiore sono quei soloni che invece di stare nei reparti a curare la gente, “ammorbano” i media con la loro presenza continua ed instancabile… I veri medici sono quelli che Vi ho appena descritto ed è a loro che non mi stancherò mai di dire “Grazie”!
Adesso vorrei dire qualche parola su quello che è successo nel mio paese. La mia famiglia è stata la prima ad allertare il medico curante a seguito dei fastidi che stavamo avendo; è stata immediata la risposta dell’ASL, facendoci il tampone in tempi stretti. Prima ancora di avere i risultati dei tamponi, abbiamo pensato ad avvertire tutte le persone con cui avevamo avuto contatti nei giorni precedenti i sintomi e lì si è scatenata la corsa ai controlli, soprattutto da parte di chi, pur avendo sintomi sospetti da giorni, non aveva esitato a uscire e girare per case e strade, portando il virus in giro con sè. Visto il numero alto di positivi, il sindaco non ha esitato nel dichiarare la “zona rossa”, a predisporre insieme all’ASL il tampone per tutta la cittadinanza; bisogna dare atto, se si vuole avere una versione veritiera delle cose, al sindaco e al Dottor Imperatore dell’ASL di essersi mossi con velocità, considerata la situazione generale. Chi ha mancato sono stati i soliti noti che, inserendosi in modo poco chiaro nella vicenda e screditando le istituzioni (Sindaco e ASL), in modo affaristico, hanno creato un danno ai cittadini impauriti, spalleggiati dalle Forze dell’Ordine che non hanno fatto opposizione a quella che si è dimostrata essere una truffa, evidente e grave! Ma ormai è chiaro che Vico Equense è nella stretta di personaggi il cui domicilio dovrebbe essere un solido carcere…
Ai media faccio una preghiera: date parola a chi ha vissuto sulla propria pelle gli effetti nefasti del mostro. Per far riflettere un po’ gli untori dell’aperitivo al bar o dei bagni novembrini…

Michele Cannavacciuolo

Fonte: Anime Vesuviane di Tonino Scala


12 novembre 2020

IL REBUS DI BEATRICE GAGLIONE

 IL REBUS DI OGGI CI VIENE PROPOSTO DALLA COLLEGA BEATRICE GAGLIONE, GIA' PIU' VOLTE RISOLUTRICE DEI REBUS PUBBLICATI SU QUESTO BLOG

ORDUNQUE FATEVI SOTTO !!!!



Entrare nella testa di beatrice, come dice Pastore non è cosa facile. Comunque aggiungo un aiuto visto che nell'occasione sono "complice" di quella testa. 

Pensate a due azioni separate. Una del portiere che è palese...fa parte del suo mestiere.....e l'altra della giovinetta che non raccoglie ma meno romanticamente pi...... Mettete assieme i due verbi e ne otterrete un sostantivo maschile che è la risposta esatta. 

😏

ORDUNQUE IL VINCITORE PER AVER  CORRETTAMENTE RISPOSTO "PARAPIGLIA" A QUESTO INDOVINELLO E'......GENNARO CECATIELLO CHE HA RISPOSTO CORRETTAMENTE ANCHE AD UN INDOVINELLO PRECEDENTE. BRAVO GENNARO !!!


GENNARO CECATIELLO


16 ottobre 2020

INDOVINA ...INDOVINELLO DI VENERDI 16 OTTOBRE

 

IL REBUS DI OGGI VENERDI 16 OTTOBRE 






VIA CON LE RISPOSTE......


THE WINNER IS.....GESTORE
TOMMASO IAZZETTA CON LA RISPOSTA "ALTOPIANO" 





12 ottobre 2020

DALL' ARCHIVIO DEL BLOG, IL LIBRO "LE SBARRE INVISIBILI" DI CIRO TARANTINO

Una piacevole scoperta quella di Ciro Tarantino "scrittore". Con Ciro torniamo oggi ad una delle prerogative di questo blog, scoprire i "talenti"  di cui, lo sappiamo, è ricca la grande famiglia ex circum, oggi eav.. 

Dunque oggi ci allontaniamo per un attimo dalle tribolazioni che ci assillano per immergerci in una lettura che per quanto mi riguarda mi ha appassionato. Uno scugnizzo è quello che viene fuori da queste pagine dai contenuti forti, uno scugnizzo che ha sofferto ma che ha saputo reagire superando brillantemente una zona scura della sua vita anche grazie "all'esorcismo" nei confronti della "violenza" subita, rappresentato da questo suo breve racconto 
I miei complimenti all'autore ed il personale invito alla ormai famiglia "allargata" EAV nella quale ci saranno tanti talenti (ex Sepsa e ex Metrocampana nord est) ancora da scoprire a farsi avanti e ad inviare al blog le loro opere. Noi siamo qui nel nostro piccolo, pronti, come abbiamo fatto per tanti in passato e oggi per Ciro, a rendere loro omaggio.

giona

PS
Chi volesse leggere questo racconto di vita senza attendere le pubblicazioni dei vari capitoli il sabato e la domenica a partire da oggi, può andare direttamente alla pagina dove è raccolta l'intera opera e leggerla nei tempi e nei modi preferiti. 

L'AUTORE, CIRO TARANTINO, OPERATORE DI STAZIONE PRESSO 
LA BIGLIETTERIA DI NAPOLI NOLANA, EX CIRCUMVESUVIANA 
  
LE SBARRE INVISIBILI



- INTRODUZIONE -

 Questo libro è un romanzo autobiografico, la cronaca di un’esperienza vissuta, per certi versi estrema.
Poco più che bambino, infatti, finii in un istituto gestito da suore severissime, vittima e testimone di quel sistema quasi carcerario, totalmente autentico. Scritto nel 2009, quarant’anni dopo i fatti avvenuti, “Le sbarre invisibili” esprime la convinzione che la mente umana possa, all’occorrenza, assumere una doppia natura; ma è anche un’efficace denuncia dell’ipocrisia di alcune religiose, e dei loro violenti comportamenti nei confronti di bambini indifesi, rinchiusi nei collegi. In definitiva, il romanzo è una sofferta testimonianza sugli insospettabili comportamenti di queste suore e sul terribile snaturamento che possono operare sulle menti infantili; è anche un disperato tentativo di rievocare la personale, strenua lotta che feci per riappropriarmi di quanto avevo di più caro al mondo, “la libertà”, senza la quale più niente aveva senso. Resistetti all’insopportabilità di quei giorni con l’unico scopo, l’unica speranza, di riacquistare da un momento all’altro le mie cose amate. Fui tradito tante e tante volte, ma sempre mi rialzai per ricominciare a lottare.  Dalla mia tragica esperienza si possono trarre alcune considerazioni: la prima, che pagai un prezzo altissimo per la mia indole ribelle; la seconda considerazione è che sono cresciuto nella speranza di trovare una qualche risposta al motivo   di tanta ostinazione e decisione, da parte dei miei genitori, nel tenermi rinchiuso in quel collegio; risposta che avrebbe alleviato almeno in parte il mio spirito. Risposta che ancora sto aspettando. Questa rievocazione mi trasporta nel mondo della mia prima infanzia, un mondo semplice e povero, che pure, in quel periodo, aveva per me un forte fascino, una malia tutta sua. Anche il ricordo della mia cameretta, dove dormivamo in cinque, è motivo di una serena e pacata nostalgia. La tenerezza dei ricordi, tuttavia, non cancella né ignora le gravi responsabilità dei miei genitori e delle pseudo religiose; ma il giudizio morale che ne consegue, seppur severo, riesce a valutarle sulla base di una coscienza umana limpida e serena. Nel corso della narrazione ho ripetuto più volte alcuni termini e concetti: mi è parso necessario conservare queste ripetizioni, per non privare il racconto di un certo disordine vivo, disegnando un cammino che, dapprima semplice, va a poco a poco ampliandosi in tutte le direzioni, divenendo tortuoso. 
Questo libro va preso per ciò che è, una sorta di passeggiata nei ricordi, ordinata e disordinata al tempo stesso.  Trattando un argomento così delicato, come quello dei problemi dei bambini - problemi ci toccano oggi come ieri, l’essenziale mi è parso far ascoltare una voce autentica, che parla con semplicità, appoggiandosi, ad ogni istante, su più di quarant’anni di riflessione.



Sono nato a Napoli,in un rione popolare alla periferia nord di Napoli.
 La mia famiglia era composta dai miei genitori, più dieci tra fratelli e sorelle, per l’esattezza sei maschi e quattro femmine.
 Mio padre era un uomo mite, con un carattere molto accomodante e premuroso con i figli. Controllava le nostre amicizie in modo da tenerci lontano dalle cattive compagnie. Questo suo comportamento era dovuto alla elevata presenza di microcriminalità nel nostro quartiere. Prima che si impiegasse nel Comune di Napoli, aveva lavorato per circa dieci anni come calzolaio in una piccola fabbrica, lavorando anche quindici ore al giorno. Aveva frequentato la scuola elementare sino alla quarta classe, poi aveva dovuto interrompere gli studi per aiutare la famiglia, in quanto povera. A diciassette anni convolò a nozze con mia madre, praticamente iniziando a lavorare a nove anni e sposandosi a diciassette anni non ha neppure sfiorato la spensieratezza dell’età adolescenziale. Egli guidava con molta prudenza,forse troppa,ragion per cui tutte le auto ci sorpassavano. Essendo dei bambini,noi lo incitavamo ad aumentare la velocità,ma egli non ci ascoltava,proseguendo la sua lenta corsa . A volte  mentre le auto ci sorpassavano,cacciavamo le mani fuori dal finestrino per fare dei gestacci indirizzati a tutti coloro che ci sorpassavano,i destinatari di quei volgari gesti,notando che eravamo bambini,divertiti,proseguivano la loro corsa. Quando nostro padre si accorgeva di quei nostri scherzi,fermava l’auto e ci redarguiva,qualche volta ci mollava anche qualche sonoro ceffone. A quel punto interveniva nostra madre,ricordando a nostro padre che in fondo eravamo dei bambini,e non era il caso di essere così duro.  
Anche mia madre proveniva da una famiglia povera e anche lei non aveva terminato la scuola elementare,per questo motivo aveva giurato a se stessa che tutti i  figli avrebbero frequentato  regolarmente la scuola a qualsiasi prezzo.   Era cresciuta in zone molto povere e a dodici anni in piena Seconda Guerra mondiale, aiutava la famiglia vendendo dolciumi di contrabbando, esponendosi a tanti pericoli in così tenera età. A sedici anni si sposò e a diciassette era già madre del mio primo fratello. Era una persona combattiva, orgogliosa e fiera. Aveva un carattere molto forte e autoritario, attaccava verbalmente e fisicamente chiunque osasse farci del male. Ho sempre avuto l’impressione che da piccoli ci trattasse da adulti e viceversa. Quando  a causa  nostra  si azzuffava con altre persone, era sempre mio padre che riusciva a calmarla.
 Il primo dei miei fratelli, di nome Carmine, è stato molto sfortunato da piccolo, in quanto è stato rinchiuso per cinque anni nell’Istituto che in seguito, per mia sfortuna, sarà teatro delle mie sofferenze. In tanti anni non l'ho mai sentito dare un giudizio né positivo, né negativo, in merito all’esperienza vissuta dietro quelle mura. A diciotto anni si arruolò nell’Aeronautica militare, finendo in una caserma ai confini con l’Austria. Di conseguenza ha vissuto con noi molto poco.
 La seconda figlia, di nome Paola, era una ragazza bellissima, adorabile, era corteggiata da qualsiasi ragazzo posasse gli occhi su di lei. Ero molto geloso di lei, non permettevo a nessuno di corteggiarla, forse perché inconsciamente avevo paura che qualcuno sposandosela l’avrebbe portata via. Quando qualche malcapitato la corteggiava, andavo su tutte le furie, per cui chiamavo tutti i miei amichetti armati di fionde e organizzavo un attacco in massa contro quel incauto ammiratore di mia sorella, il piano d’attacco veniva studiato nei minimi particolari. Restavamo nascosti nell’erba alta che si trovava di fronte la strada, appena il corteggiatore entrava nel mirino delle nostre fionde davo l’ordine d’attacco e in pochi secondi la sua auto veniva colpita da una miriade di sassi. Qualcuno dopo l’attacco scendeva dall’auto per minacciarci, ma visto che anch’egli veniva colpito, si rimetteva in macchina e scappava  il più veloce possibile. Per questo motivo, mia sorella Paola veniva corteggiata solo quando si trovava lontana da casa. A volte le mie sorelle tentavano,senza riuscirci di corrompermi con cioccolatini e gelati. I miei cognati sono stati fortunati perché quando corteggiavano le mie sorelle,io ero rinchiuso in un collegio. 
   Paola era di statura normale, e snella. Con il suo sguardo, incantava i suoi ammiratori, e i suoi grandi occhi nocciola brillavano di questa consapevolezza. Oltre alla bellezza, ella possedeva una genuina dolcezza, ed era amata da tutti.  Fin da piccola lavorava duramente in casa, aiutando mia madre e badando ai fratelli più piccoli, trascurando di esercitare il suo diritto inconfutabile di bambina. Ella mi dava da mangiare, mi lavava, mi vestiva, mi faceva giocare, e dalla prima elementare mi aiutava anche nei compiti.
 La terza figlia, di nome Angela, si occupava della cura di mio fratello minore; forse per questo motivo non ho molti ricordi di lei. Quello che ricordo è che era un po’ severa rispetto a Paola, pretendeva che noi mangiassimo anche le cose che non gradivamo, come le pietanze che contenevano l’aglio e la cipolla. Era bassa di statura, ma aveva un bel visino che le annullava quel piccolo difetto.  Patrizia, la quarta figlia, a differenza delle altre sorelle era bionda, con enormi occhi verdi, ereditati dal patrimonio genetico della nonna paterna. Aveva un carattere un po’ stravagante, molto fantasioso, a volte sembrava che vivesse in un mondo tutto suo, da piccola espresse più volte il desiderio di fare la cantante; anche lei era bella ed affascinante. Sia Patrizia, sia Angela finirono in un Istituto religioso per frequentare le scuole elementari; ma, fortunatamente per loro, in quell’Istituto c’era una suora nostra parente,  di conseguenza erano trattate con un certo riguardo.
 Il quinto figlio, Gennaro, era un bambino molto diverso da me: non amava giocare a calcio, arrampicarsi sugli alberi, esplorare i campi, e litigare con gli altri bambini.  Era nato al settimo mese di gravidanza, forse per questo motivo era molto esile fisicamente ,era biondo ed aveva gli occhi verdi. La cosa che amava di più era costruire una bancarella, e vendere caramelle e dolciumi vari agli altri bambini,insomma gli piaceva fare il commerciante. Egli all’età di cinquant’anni ha perso un figlio, che di anni ne aveva vent’otto.
 La sesta sorella, chiamata affettuosamente Titti, aveva una straordinaria somiglianza con mia madre e da lei aveva ereditato anche qualche sfumatura del suo particolare carattere; ma possedeva, in più, una sensibilità al di fuori del comune. Era magra e graziosa, il che la faceva sembrare una bambolina. All’età di quattro anni la portarono in un istituto per farle frequentare prima l’asilo e poi le scuole elementari. 
Non so di preciso cosa e come accadde, ma, due giorni dopo  mia nonna materna ,con l’autorizzazione dei miei genitori la prelevò dall’istituto,e la  portò a casa sua;  dove rimase sino all’età di dodici anni. Ma già all’età di sette anni, Titti iniziò a manifestare l’intenzione di voler tornare a vivere con i propri genitori, ma questo non le fu concesso: per questo esilio forzato mia sorella soffriva molto, ma era troppo piccola per combattere e reagire. Raggiunta l’età adolescenziale, e consapevole delle sue forze, cominciò a ribellarsi con sempre maggiore costanza. Questo suo soffrire si attenuava ad ogni estate perché in quella stagione la nostra famiglia trascorreva le vacanze a casa della nonna a Bagnoli, ed ella era molto felice di stare con noi tutti i giorni. Finite le vacanze, quando ci apprestavamo ad andare via, si rinnovava in lei quel senso di abbandono che le rodeva l’anima. A dodici anni, sentendosi pronta a far valere il suo diritto di figlia, scappò da Bagnoli per venire a vivere con noi, con l’obiettivo di restarci per sempre.  Riuscì nel suo intento e i miei genitori furono costretti ad accettare la gran sete d’amore che ella  nutriva per la sua vera famiglia.
  Il settimo fratello sono io, Ciro; dopo di me nacquero Salvatore, Antonio e Gaetano.
Questi ultimi sono stati più fortunati, perché hanno conseguito la licenza media senza trascorrere nessun giorno in collegio. Con Gaetano avevo un rapporto diverso dagli altri fratelli, perché caratterialmente era molto simile a me. Con lui mio padre era molto permissivo e accomodante perciò quando avevo bisogno di qualche soldino,mandavo  lui da mio padre a chiederli, poiché ero consapevole che molto difficilmente glie li avrebbe negati. Gaetano era impulsivo,istintivo,generoso e altruista. Qualunque cosa avesse, che si trattasse di giocattoli o,di dolciumi,bastava chiederglielo e immediatamente lui li  regalava. Era sempre disponibile con tutti,socievole e simpatico. Aveva delle doti innate di calciatore, mostrate sin dalla giovanissima età.
 Antonio era il più calmo e riflessivo della famiglia, ed è anche quello che ha dato meno problemi ai miei genitori. Difficilmente faceva a botte, anzi a differenza nostra, a volte era picchiato da altri bambini, e quando tornava a casa piangendo, veniva anche redarguito da mia madre, in quanto non era stato in grado di difendersi da solo. Era ubbidiente, ma aveva un “piccolo” difetto: non amava studiare. In seguito, dopo qualche decennio, di questa numerosa famiglia è venuto  a mancare la figura   più importante, mio padre. . Tutti noi eravamo consapevoli di aver perso un pezzo molto importante della nostra vita, ma il suo ricordo ci accomunava nella fierezza e nell’orgoglio di aver avuto il privilegio di essere stati suoi figli.
 Recentemente e inaspettatamente  è salita in cielo anche nostra madre cogliendo noi tutti impreparati a questo funesto evento. Oggi c’è una voce che odo dentro di me, che giunge da misteriose lontananze,lieve come il soffio carezzevole della brezza e sfumata come il suono dell’eco:la tua voce mamma. è un suono flebile e smorzato,ma che parla al cuore,in un richiamo prepotente. Non si può pensare che l’amore materno,così intenso e così profondo,non sia eterno. Anche se ormai non c’è più,continuo con lei un muto dialogo,conservandone nel cuore l’immagine e il sorriso. Son certo che quando il mio cuore avrà dato l’ultimo battito,potrò rivederla ed essere da lei guidato per mano presso Dio. Un’altra figura importante della nostra famiglia è  mio zio Salvatore, fratello di mia madre. 
Egli mi voleva molto bene, ed è grazie a lui se nuoto con disinvoltura già dall’età di sei anni.  Un giorno, infatti, senza troppi preamboli, mi buttò in acque profonde, standomi sempre accanto  e pronto ad intervenire in caso di pericolo. Di lui ho tanti bei ricordi,spesso  mi portava in moto,a volte  mi faceva partecipare alla pesca in mare di mitili e granchi. Un giorno, all’età di venti anni, questo mio zio finì in ospedale per una grave malattia; questo non mi impediva di andarlo a trovare. Era ricoverato in un ospedale molto vecchio. Le mura all’interno del nosocomio erano grigie, i corridoi tutti uguali e stretti, pieni di anguste porte. Tutto ciò mi dava una grande tristezza, che però spariva, quando lo incontravo.
 Mia nonna materna, madre di mio zio Salvatore, aveva una forte personalità, era una donna che durante l’arco della sua vita aveva sofferto molto. All’età di quaranta anni fu abbandonata dal marito, e si ritrovò da sola con cinque bocche da sfamare. Durante la seconda   Guerra mondiale a volte restava senza cibo anche per diversi   giorni. La grande responsabilità, giunta inattesa, di dover badare da sola ai propri figli, ingigantì ancor di più la sua dignità, che dimostrò lavorando e svolgendo in modo esemplare i suoi doveri di madre e anche quelli di padre.  Ma i suoi guai non erano ancora finiti: qualche anno dopo le morì un figlio di ventiquattro anni, e in seguito, come già ho accennato prima, un altro era costretto a continui ricoveri in ospedale.  Nonostante tutto, continuò a lottare con grande spirito di sacrificio e abnegazione, ricevendo dai figli attestati di stima, amore e rispetto.

Continua.....

Vai alla pagina con l'intero racconto cliccando 
su racconto di vita 

INDOVINA......INDOVINELLO.....

INDOVINELLO DI LUNEDI'

 12 OTTOBRE 2020





THE WINNER IS

ALESSIA FALANGA !



A DOMANI PER UN'ALTRA SFIDA.


11 ottobre 2020

INDOVINA....... INDOVINELLO..... DI DOMENICA 11 OTTOBRE 2020

 


INDOVINA.... INDOVINELLO...... 
DOMENICALE


A VOI LA PAROLA....SCRITTA



ANCHE OGGI LA RISPOSTA E' ARRIVATA FULMINEA SU FACEBOOK.

"PORCI COMODI"

PERTANTO THE WINNER IS 

ING. DANIELE O. 


A DOMANI..........


10 ottobre 2020

INDOVINA... INDOVINELLO DI SABATO 10 OTTOBRE 2020

BUONGIORNO. VISTO CHE SONO ANCORA BANNATO SU FACEBOOK, CONTINUO CON LA PUBBLICAZIONE SUL MIO BLOG. HO TOLTO UN PO' DI POLVERE VISTA LA LUNGA INATTIVITA' ED HO PUBBLICATO L'ENNESIMO INDOVINELLO. 

QUESTA VOLTA HO PRESO SPUNTO DALLA NOSTRA DUE VOLTE CAMPIONESSA, BEATRICE GAGLIONE E MI SONO BUTTATO ANCHE IO SULLA "GEOMETRIA". 

SONO CERTO PERO' CHE IL MIO SARA' MOLTO PIU' FACILE DA INDOVINARE. ORDUNQUE A VOI LA PAROLA.....SCRITTA.







FENOMENALEEEEEEEEE

GENNARO CECATIELLO CI HA PRESO AL PRIMO COLPO.

PERTANTO CON LA SOLUZIONE DATA E CIOE' DATABASE, 

THE WINNER IS

GENNARO CECATIELLO !!!!!!
 






9 ottobre 2020

INDOVINA INDOVINELLO......



INDOVINA LA "LOCALITA"




BUONGIORNO A TUTTI. QUESTA FOTO MI E' STATA CENSURATA SU FACEBOOK. LA COSA MI HA SPRONATO A RIAPRIRE QUESTO BLOG CHE HO CURATO FINO AL 2018 PER POI SOSPENDERE LE ATTIVITA' PER MANCANZA DI TEMPO. OGGI LO RIAPRO SEBBENE PER UNA PUBBLICAZIONE DI TIPO LUDICO. CHISSA'.....PUO' DARSI CHE QUESTO SIA SOLTATO L'INIZIO DI UNA NUOVA VITA.

GIOVANNI NAVARONE


LA LOCALITA' E' STATA INDOVINATA MA DA UN ANONIMO. PERTANTO PER MOMENTO, A MENO CHE IL COLLEGA NON DECIDE DI DICHIARARSI, NON POSSO ASSEGNARGLI LA VITTORIA.

ALLORA IL VINCITORE DI OGGI E' UNA VINCITRICE, TRA L'ALTRO GIA' VINCITRICE IN UN'OCCASIONE PRECEDENTE. PER UN ATTIMO E' RIMASTA SCONOSCIUTA MA POI SI E' IMMEDIATAMENTE PALESATA. COME DEL RESTO POTETE VEDERE DAI COMMENTI. 

ORDUNQUE THE WINNER IS..........GAGLIONE BEATRICE !!!!!!!!!

LA LOCALITA' INDICATA DALLA NOSTRA BEA E' "CAPOMISENO"



THE WINNER