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9 luglio 2014

L'ATTESA. DI BRUNO VINCI


Quanto bisogna aspettare che qualcosa cambi o inizi a cambiare? L’atteggiamento sul Trasporto Pubblico Locale sembra in attesa di qualcosa, consuetudine tutta italiana quella di aspettare il “deus ex machina” qualcuno che scenda dal cielo e provveda a moltiplicare il pane…o peggio i pesci napoletanamente allusi.

Intanto Renzi parla di economia da rilanciare, dibatte con i vari partiti per le riforme, il tutto per un Europa che rilanci le economie dei paesi membri attanagliati da una crisi politica e strutturale.

Ma una cosa sono d’accordo tutti; francesi, tedeschi, inglesi etc. etc. ci vuole un economia viva, concorrenziale con offerte di nuovi prodotti e appoggiata da un sistema dirigenziale dinamico e snello, libero da zavorre di Partito e correnti.

Le idee ci sono, basta chiederle e esaminarle, ma non basta, in quest’epoca non avrebbe futuro un Leonardo Da Vinci che potesse lavorare alla corte degli Sforza solo grazie al suo talento. In questa società meridionalmente attuale bisognerebbe che Leonardo avesse un partito politico che lo appoggiasse o meglio; avesse il “personaggio” adatto alla congiuntura politica del momento.

Ma intanto il tempo passa, e a nessuno interessa che passeremo alla storia come invisibilmente presenti noi lavoratori del settore Trasporto Pubblico, mentre il TPL langue nell’ignoranza della massa avvezza a votare per il contentino del momento.

Anzi, meglio che faccia scandalo, per la situazione debitoria delle aziende, per la manutenzione autarchica è spesso insufficiente ad assicurare standard qualitativi adeguati al confort richiesto da una ferrovia “Europea”. E’ ormai ridicolo e confrontare vecchie foto delle ferrovie indiane delle regioni più povere del Kathmandu, ormai confrontabili solo verso l’alto, visto che le economie emergenti hanno imparato a produrre con un ricavo al rialzo, direttamente proporzionale alla quantità di prodotto. Ma una cosa sanno benissimo ormai nella lontana Asia: che il trasporto pubblico efficiente; garantisce una economia sana e dinamica, con la gente che si sposta velocemente e confortevolmente per spendere e incrementare il commercio, ma anche per produrre reddito recandosi al lavoro.

Insomma io sono diversamente intelligente e chiedo scusa di questo mio handicap, ma il trasporto pubblico lo paragono al sistema circolatorio sanguigno per l’economia, il popolo è il sangue di una nazione e se non è fluido o si ristagna al muscolo e del lavoro dell’industria. Penso proprio che qualcosa di importante morirà. Ma intanto aspettiamo davanti alla sala operatoria…..

Grazie dell’ “eventuale” attenzione
Bruno Vinci





1 commento:

dinamiteblu ha detto...

Le cosiddette riforme di Renzi rilancerebbero il Paese? Le consiglio la lettura di un articolo di Burgio a questo link http://ilmanifesto.info/il-mantra-mediatico-delle-riforme/ .
È proprio la forma di governance tecnocratica che ci ha messo in ginocchio.