BREVI, FLASH, ANNUNCI.....

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8 luglio 2014

IN MERITO ALLA FRANA DELLO SCRAJO DEL 1966, RICEVIAMO DAL NOSTRO ABBONATO SALVATORE AVELLA E PUBBLICHIAMO

SEGUITO DEL POST:




SEMPRE DA "LA STAMPA" DEL 24 NOVEMBRE DEL 1966, IL GIORNO DOPO LA TRAGEDIA.

Sorrento 24 novembre 1966. Dopo tre giorni di diluvio è cessato di piovere. Un vento freddo e pungente gonfia le acque del golfo che con spumeggianti cavalloni s'infrangono contro la tormentata costiera sorrentina. Dopo una fitta grandinata caduta stamane dalle 9,15 alle 10 è succeduta una tregua all'ondata di maltempo che si era abbattuta con particolare violenza nei giorni scorsi su questo pittoresco angolo del litorale napoletano. Un pallido sole illumina uno scenario di distruzione e rovine le miglioriate condizioni atmosferiche consentono alle squadre di soccorso che spalano dalla notte scorsa per rimuovere le numerose frane abbattuto in diverse località della suggestiva penisola, di raddoppiare gli sforzi. Sant'Agnello, Piano di Sorrento, Meta,Vico Equense e la balneare zona di Scrajo, sono isolate per voragini e frane e le comunicazioni sono interrotte. Si lavora febbrilmente soprattutto a Scrajo dove ieri sera dalla sommità del Monte Faito si è sfaldata una larga zona boschiva che precipitando dall'altezza di 800 metri ha sommerso la strada ferrata, lo scalo ferroviario, la via Litoranea ed il sottostante stabilimento balneare. La frana inizialmente di modeste proporzioni rotolando dai ripidi fianchi della montagna si è incanalato lungo l'alveo del torrente Guarnaccia ingrossandosi durante il percorso, rimbalzando dall'una all'altra parte dello scosceso dirupo fino ad assumere dimensioni gigantesche. Nella travolgente corsa la massa di macigni,terreno e fanghiglia è piombata con tragica furia contro il basso edificio costruito con robuste travi di cemento armato, della stazione ferroviaria Circumvesuviana dello Scrajo schiantandola come un castello di sabbia e seppellendo sotto oltre dieci metri di pietre, grossi fusti d'albero e terreno. Le tre donne che vi dimoravano sono morte schiacciate dalle macerie della costruzione dello scalo ferroviario. Le vittime sono l'assuntrice Maria Rosaria  Massa di 45 anni vedova Maresca che aveva sostituito il marito morto in un incidente ferroviario e le figlie Maria e Bianca Maresca di 22 e 20 anni. La prima insegnante elementare presso un istituto di Castellammare di Stabia l'altra diplomatasi  presso una scuola tecnica commerciale era impiegata presso una farmacia di Piano di Sorrento. Le salme di Maria Rosaria Massa e della figlia Bianca Maresca sono state già recuperate.  La voluminosa frana oltre a risparmiare i 200 viaggiatori del  convoglio dilettissimo 711 della Circumvesuviana spuntato dalla galleria qualche attimo dopo che era avvenuta la tragedia. la voluminosa frana oltre a risparmiare i 200 viaggiatori del convoglio direttissimo 711 della Circumvesuviana spuntato dalla galleria qualche attimo dopo che era avvenuta la tragedia (la motrice per un corto circuito provocato dalla rottura dei fili ad alta tensione si è incendiata e ciò ha causato vivissimo panico tre passeggeri dei quali 12 restavano infortunati insieme col macchinista Antonio De Sena ed al capotreno Luigi La Pegna)per pochi metri non ha travolto anche l'abitazione del muratore Antonio Caccioppoli di 38 anni questi è riuscito a fuggire in tempo con la moglie e quattro figli. La costiera sorrentina che ha sofferto i maggiori danni durante il nubifragio dei giorni scorsi è stata visitata dal prefetto di Napoli dottor Francesco Bilancia e da esperti del Genio Civile ed altre autorità incaricate di redigere un primo bilancio delle Opere chi con urgenza necessitano. E' stato accertato che è pericolante l'antica Certosa di Sant'Antonio che ospita circa 100 religiosi e sorge a 800 metri sul livello del mare proprio nel fianco della montagna dov'è caduta la prima frana. Risulta dissestata anche la strada panoramica che sale da Vico Equense a Monte Faito ed alcune borgate sono rimaste isolate prive di energia elettrica e acqua. Danni incalcolabili hanno sofferto i poveri contadini della Costiera che con sudore e sacrifici di intere generazioni, sono riusciti ad ottenere dell'avaro suolo roccioso piccoli terrazzamenti nei quali il terreno è stato portato a spalla. 
L'abbondante pioggia ha inzuppato d'acqua appesantendo il terreno oltre la forza di contenimento dei muriccioli a secco, così che la distruzione di uliveti ed agrumeti è stata quasi completa. 
La suggestiva visione della costiera sorrentina è oggi scomparsa: ovunque grossi alberi sradicati, fango e  pietre. Uno spettacolo desolante. Il lavoro di tanta umile gente distrutto in 3 giorni... 






GRAZIE AGLI ARTICOLI DI GIORNALE INVIATI ALLA REDAZIONE DAL NOSTRO ABBONATO SALVATORE AVELLA CHE RINGRAZIAMO, ABBIAMO POTUTO RICOSTRUIRE IN MANIERA ABBASTANZA PRECISA CIO' CHE ACCADDE LA SERA DEL 23 NOVEMBRE 1966, 48 ANNI FA.

PURTROPPO STANDO ALLE NOTIZIE COSI' RIPORTATE NEGLI ARTICOLI DI GIORNALE DI QUEI TRAGICI GIORNI...

"Sono stati ritrovati i corpi martoriati della titolare della stazioncina e di una delle due sue giovanissime figlie. Mentre scriviamo non è stata ancora ritrovata la terza salma, quella dell'altra ragazza..." 

IL CORPO DI MARIA, L'INSEGNANTE ELEMENTARE, FIGLIA DELL'ASSUNTRICE, SEMBREREBBE NON ESSERE STATO MAI RITROVATO. 


LA TESTIMONIANZA DI BRUNO VINCI

Oggi un articolo sulle strane voci della galleria dello Scrajo, dovute al crollo di un alloggio ferroviario moltissimi anni fa, alloggio seppellito da una frana sulla galleria ed in cui trovarono la morte una giovane coppia con la sua bambina (questa galleria ferroviaria si trova presso la località balneare dello Scrajo vicino a Sorrento, ed è traversante un monte pittoresco dominante il mare. Insomma questo articolo mi ha riportato a molti anni indietro, esattamente nell’estate del 1987 . Allora come tanti da poco assunto come Guardia di fermata ed al mio attivo avevo poche settimane di lavoro. Mi ricordo che Oggi ho letto sul blog, un episodio che mi ha riportato a molti anni fa esattamente nell’estate del 1987, ero da poco stato assunto come gestore di stazione e lo ero da poche settimane.
Allora si facevano turni di 10 ore per due turni e un riposo compensativo. Facevo il disponibile e mi recai alla fermata dello Scrajo, piccolissimo casotto scomodissimo provvisto di una sola sedia e una specie di piccola scrivania, con uno sportello verso la galleria lato Napoli, arrivato e per lo smonto del collega di allora M. Cuocolo e dopo un difficoltoso parcheggio dell’auto mi apprestai ad iniziare il secondo turno serale. Con un buon libro e dopo un pomeriggio con pochi passaggi di bagnanti, cominciarono a calare le prime luci serali. La situazione era comunque tranquilla, ma con l’avanzare delle ore la noia cominciava a prendermi, non c’era TV nel casotto e verso le 22 e 30 circa, il passaggio del treno proveniente da Napoli e il conseguente soffio gelido dell’aria spinta in galleria concentrata dal buco dello sportello dei biglietti mi risvegliò da un profondo torpore. Decisi di fare due passi sul marciapiedi fino all’ingresso della galleria. Non c’era niente e nessuno, e nel lato aperto si avvertiva solo un rumore lontano di auto proveniente dalla strada in basso all’esterno. Ma avvicinandomi alla galleria i rumori si attutirono fino a scomparire, nei pressi dell’ ingresso senti chiaramente un rotolio breve di un sasso provenire dal fondo. Credendo fossero topi mi allarmai avvicinandomi allo stipite della galleria per vedere dove fossero.
Ma non c’era nulla, tranne la bluastra luce del neon sulla rotaia che rifletteva pallidamente. Mi voltai e guardai l’orologio mancava poco al passaggio dell’ultimo treno. Nello stesso istante senti lo stesso rumore come un passo sulla massicciata e con la rabbia del timore mi riportai di nuovo alla fine del marciapiede e credendo un estraneo, dissi a voce alta verso la galleria: “Ma chi è? Chi c’è là??”, finite echeggiare le parole mi parve di sentire qualcosa dal fondo della galleria e fu allora che ebbi un attimo di pelle d’oca e decisi di rientrare nel casotto velocissimamente. Avevo sentito qualcosa che assomigliava tanto a un: “Ssssh zitto!!” sussurrato da lontano e pochi secondi dopo da quella direzione passò l’ultimo treno per Sorrento. Ma avevo già chiuso tutto e in pochi secondi ero già nell’auto. Si, vero, sarà stata l’atmosfera, insieme alla giovane età. Ma quando la mia auto si mise in moto guardai su vedendo il posto dove doveva essere avvenuto il crollo, e confesso che mi feci il segno della croce, dicendo tra me e me “mai più turno da disponibile di sera allo Scrajo, mai più!

Saluti da Bruno


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