BREVI, FLASH, ANNUNCI.....

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28 settembre 2013

IL POSTINO DI BASKERVILLE BUSSA PIU' DI DUE VOLTE !!!


             
…….BINARI ALLA MEMORIA……

……VECCHI TRENI E …..BINARI MORTI……2 Parte..

”NELL’OTTAVO ANNO DEL REGNO DI “ RAMSES “                                 
….SECONDA DINASTIA...

SETTIMO MESE( Autunno)
“ ……JATEVENNE RIKKIUNE…..”

 “ Abbiamo finto,avimme sempe fatto apposta,ma à verità è che v’avesseme voluto sempe sputà ‘nfaccia!Jatevenne,rikkiune….I ricchioni in questione sono i tedeschi in fuga da Napoli nel Settembre del 1943….Un passaparola da un quartiere all’altro,tank bloccati nei vicoli stretti, combattenti poco armati,sassaiole di scugnizzi e cessi lanciati dalle finestre….E’ una memoria rimossa,scomoda,perché il popolo che si è liberato dai tedeschi si è poi arreso a un regime collaborazionista con malapolitica, corruzione, criminalità,violenza,e arretratezza…I napoletani oggi non possono insorgere, come nel 43.C’è stata la mutazione antropologica:Pasolini diceva che Napoli,con il suo atteggiamento fuori dalla storia,non l’avrebbe subita. Ma non è vero. E’ stata colonizzata dalla peggiore modernità:le VAIASSE stanno tutte su Facebook……”

(Enzo Moscato----Paola Zanuttini---Le 4 Giornate di Napoli NANNI LOY---Venerdì di Repubblica---)

                                                      

PROLOGO

I presunti Dottori vanno,vengono e ci inguaiano….ma lei Signor Gutenberg,no….Lei,DENUNCIA e resta…. Smista,indirizza,detta la precedenza,devia,regola il traffico e determina gli ingressi in “ stazione “….Opera sul BLOG come un perfetto ferroviere…..Un rosso,un giallo,un verde non lo nega a nessuno…..Mi lasci passare la BOUTADE:sembra quasi un SEGNALE DI PROTEZIONE….Ed allora,la pregherei di non disdegnare un verde(come Spes ultima Dea)per farmi riprendere il mio viaggio. Lei lo sa,che abbiamo assolto ai nostri obblighi morali….Lei lo sa che i nostri morti sono stati accompagnati,onorati e ricordati…

(La sensibilità,l’indifferenza,l’assenza di ogni spirito di solidarietà,dei nostri Capitani Coraggiosi, è stata ancora una volta dimostrata,-semmai ce ne fosse stato bisogno-al funerale del collega travolto da una moto… Fatta eccezione per un dirigente sindacale,non c’è stato un Direttore,un Amministratore,che so un dirigente,un piccolo funzionario,un avvocato delle cause perse,un quadro,una mezzacalzetta ricucita,che abbia voluto porgere l’ultimo commiato al collega che ci ha lasciato ed ai ferrovieri presenti “ al rito “..Tutti assenti!

Troppo prezioso il loro tempo: indaffarati come sono a far conteggi,proposte,e progetti negli uffici dorati di una bagnarola che dovrebbe garantire il viaggio a cittadini attraverso standard di qualità..)

Rafforzato quindi nelle mie convinzioni,ed arrabbiato quanto basta,sono nelle migliori condizioni per poter ripartire,accompagnato da un cronista d’eccezione:Antonello Caporale.

Il viaggio,parte dal punto più debole dell’Italia:IL SUD,ed attraverserà la nostra Campania Felix,oggi terra della monnezza… Nel suo percorso toccherà:Aversa,Giugliano, Marigliano,la provincia tra Napoli e Caserta,in pratica:50 chilometri di terreni avvelenati… 


A Casal di Principe,sembra che siano venuti alla luce fanghi sospetti, forse frutto di processi di depurazione industriale smaltiti nei campi accanto a case e campi coltivati…. Si sospetta che il pergolato presente in questi luoghi “inquina” le falde acquifere…E mentre,ci sono i roghi tossici che continuano a bruciare senza vergogna, nella più totale impunità,ci sono intere zone avvelenate dagli scarti speciali delle industrie settentrionali sotterrati dalla camorra… Si parla di 220 ettari di terra impossibili da bonificare dove sono presenti elementi cancerogeni volatili…..Il Dossier di Lega Ambiente sulla tossicità della Terra dei fuochi denuncia:in 20 mesi appiccati 6 mila roghi e in 5 anni effettuati 205 arresti per traffici e smaltimenti illegali pari al 29,2% del totale nazionale… 

(Un fronte di omertà che si è protratto per anni,scalfito da preti di frontiera che hanno mobilitato le coscienze ed hanno sensibilizzato con il loro coraggio l’opinione pubblica…)

I territori che attraverseremo fotograferanno paesaggi e luoghi a tinte fosche,in un Italia che ha ucciso i treni e pure i sogni……CITTA’ più povere dove lavoratori e cittadini,che hanno rinunciato all’automobile perché troppo costosa,finiscono per dover rinunciare anche ai treni….

Chissà cosa mai potrà fare un pendolare quando un treno è in ritardo o addirittura soppresso? Chissà come si dovrà comportare il pendolare(sempre lui)quando rimane rinchiuso su di un treno, senza poter ottenere informazioni e spiegazioni,che non siano sempre le solite e banali giustificazioni…….(SIC!)

Cosa mai dovrà fare il pendolare,costretto alla fuga sui binari,quando i vagoni sono in fiamme??? Darà sempre la colpa al personale ed ai cattivi manutentori???

Come dovrà reagire allo stato di degrado di treni vecchi,ferri vecchi e binari morti???

Alcuni la prenderanno con filosofia e pazientemente sopporteranno da veri sado-maso il disagio e la vergogna di un trasporto ferroviario indecente,altri si arrabbieranno e protesteranno, ovviamente solo con capitreno e macchinista:perfette cavie umane su cui sfogare tutte le frustrazioni accumulate negli anni….E l’indignazione per caste,cricche e lobby che affossano l’Italia dov’è???Oltre la lamentela c’è qualche iniziativa da prendere???

Si potrà fare qualcosa di più utile???E cosa????

Faccio presente che adesso siamo alle comiche finali….Il PIANO DI SALVATAGGIO del gruppo è fermo al Ministero;fondi bloccati;pochissimi autobus in strada e treni in attesa di pezzi di ricambio….Pezzi di ricambio,che dovrebbero essere:NUOVI E Collaudati,e non cannibalizzati… ….Altrimenti non è SICUREZZA!!!!

Ma probabilmente la gentile clientela educata per anni al pensiero unico televisivo,non riesce a recepire la differenza tra una frizione nuova(deviatoio),da dischi di frizione smontati,adattati, rimontati e riadattati diverse volte;il gentile viaggiatore,non riesce a distinguere,ne a capire cosa significa un motore verificato,ri-verificato e messo in servizio…Se poi vogliamo ricordare i favolosi dispositivi tecnologici(si fa per dire)come(ad esempio)i pedali di liberazione delle barriere dei passaggi a livello,non bestemmio se l’accosto a …. “ O’ CIPP’ A’ FURCELLA”…..

Adesso,si dice che sono in forse le anticipazioni dei fondi FAS da parte della regione,l’Assessore Gaetano Giancane ha richiesto il rientro di tutte le anticipazioni dei FAS…Una decisione,che se confermata, vorrebbe solo dire che anche noi siamo pronti per la cannibalizzazione….

Intanto sul tavolo resta il problema del piano di rientro formulato dal Commissario ad Acta;piano al quale è legata la sopravvivenza del gruppo….Per rimettere i conti a posto,hanno avuto l’ennesima idea geniale….E’ stata approvata la schort list di 315 esperti in materie giuridiche ed economiche….Tutti rigorosamente supertecnici alle supercazzole con lo scappella mento a destra,direbbe il Conte Mascetti di Monicelli….

L’inviata di REPUBBLICA TIZIANA COZZI…ci ricorda che solo10 di questi,saranno selezionati dal Commissario VOCI per offrire il contributo ai problemi delle società dei trasporti….

L’Assessore ai trasporti Sergio Vetrella assicura intanto(giocando a Monopoli)di aver anticipato 50 milioni di fondi al gruppo e promette più corse per l’Autunno…..

Mario Salzano,Segretario Regionale della Filt (protagonista nei giorni scorsi di un duello con Vetrella sulle colpe dello sfascio dei Trasporti in Campania )afferma:”Dal 1 Gennaio saranno possibili nuovi DECRETI INGIUNTIVI;30 milioni in meno per i contratti di servizio;Non si potrà pagare la manutenzione in quanto i treni sono ancora in attesa di pezzi di ricambio…

Nel duello rusticano,volano gli stracci….Ed a noi,ahimè,tocca constatare non solo l’inettitudine,e l’incapacità di Vetrella,ma anche una mancata cognizione elementare di autocritica che tutt’ora caratterizza la classe dirigente sindacale che per troppi anni è stata subalterna alle scelte delle giunte di centrosinistra…. 15 anni è durato il governo di Bassolino tra capoluogo e Regione ….Tra i successi si può ricordare la Metropolitana,con cantieri e cattedrali che ancora oggi aspettano di essere completati…(Lavori eccessivamente costosi ed abbandono al degrado delle reti ferroviarie).

Tra i fallimenti che il Governatore del Rinascimento napoletano ha lasciato in eredità ci sono:la nascita di Consorzi,la crescita spropositata delle imprese controllate dal Comune e della Regione nelle quali s’è scaricato un fiume di lavoratori e si sono annidati consulenti,collaboratori e supertecnici con retribuzioni da sogno…….In pratica un sottobosco del consenso attraverso denaro pubblico….Il risultato è sotto gli occhi di tutti:rendite di posizione da difendere, opacità, ed inefficienza con il consueto balletto di puledri da piazzare..Un vero schow! Nominare personalità di massima e comprovata qualificazione professionale o premiare cavalli di razza inquadrati nelle scuderie che contano???….

Per non parlare di dilapidazione di fondi,indebitamento;servizi fatiscenti nel Trasporto Pubblico locale;il crac della sanità;la vergogna e l’abbandono indecente del territorio e della raccolta e del trattamento dei rifiuti…Un immensa discarica che accomuna il territorio Occidentale al territorio Orientale……E tutto questo con un costo sociale altissimo…E non mi riferisco solo alla cattiva immagine della città;alle multe salatissime che continuiamo a versare alla Comunità Europea.

Il consenso è stato pagato dal nostro silenzio e dalla nostra salute… L’unico ruolo che la classe dirigente, ha saputo svolgere in questi anni????Procacciatrice di FONDI,senza prendersi un rischio o una responsabilità!!!!

Ed adesso che il fiscal compact,il MES, ed il patto di stabilità ci costringono con un nodo scorsoio alla gola ad aprire gli occhi, assistiamo all’ennesimo duello rusticano ...Tu sapevi,io non sapevo;tu tacevi,io pure….E se io non piazzavi,tu guardavi;ma egli piazzava,noi piazzavamo;voi piazzavate il vostro;ed essi???Essi aspettavano il loro turno.....Adesso il lavoro non c’è più ed i soldi sono finiti. Ci resta solo il DEBITO!

Il Governo delle larghissime intese,dello sciupio delle risorse, e dei bilanci ballerini si era già realizzato in Campania e noi non lo sapevamo….

Morale:si sono commessi errori,si sono accumulati disastri nei conti pubblici;si è favorito quel declino che non si voleva e che ha danneggiato proprio le classi sociali più deboli….


“Napoli è il luogo comune del male civico:della plebe che non si è fatta popolo,della classe dirigente che non ha diretto ma spadroneggiato,della camorra,DELLA MUNNEZZA!!!!!!!….. 

Napoli dal doppio cuore;dal doppio gioco;dalla doppia faccia….”…..AMEN!



BINARIO MORTO di Antonello CAPORALE:Il Fatto Quotidiano, mercoledì 14 agosto 2013






Viaggio sulla strada ferrata nata nel 1892 per portare gli irpini alla stazione di Rocchetta Sant’Antonio: luogo delle speranze da dove partivano i convogli “Espresso” per Torino, Milano e per la Germania. Dal dicembre 2010 quei 119 Km non vengono più percorsi: ormai è solo deserto.

Rotolando verso il SUD:Terre,Paesaggi,e piccoli paesi…… 

Avellino 14 Agosto 2013

Se puoi, se ti va bene, tra le sette e le dieci del mattino trovi il treno. Se ritardi torni a casa e aspetti. Perché intorno alle 14 ripassa una locomotiva ma alle 18 finisce ogni ansia, ogni movimento. D’altronde è corretto:quasi tutti i treni sono stati soppressi. Tenere aperta un intero giorno la stazione di Avellino a cosa serve?E soprattutto:a chi? L’Italia sprecona, che ha consumato ogni pudore dirottando verso tasche bucate miliardi di euro, solo con la Ferrovia ha avuto la mano di ferro. In mezzo secolo sono stati dismessi circa SEIMILA chilometri di BINARI, solo negli ultimi vent’anni un supplemento di qualche centinaia di tratte sono state destinate alla ruggine e alle erbacce. Il treno costa e non passa più. Non sostenibile economicamente. Troppo pesante il salasso delle casse pubbliche, troppo oneroso tenere aperta una strada ferrata, specie se corre tra le montagne. Adesso ci sono le strade (e ponti, viadotti, assi attrezzati) e i bus. E tutti oggi hanno l’auto. Chi vuole parte. All’ora che gli piace, quando gli fa comodo. Veloce, sicuro, tranquillo. E’ così? Siamo proprio sicuri che sia così? Allora partiamo. Partiamo dal punto più debole dell’Italia, dall’osso del Sud, come scriveva Manlio Rossi Doria, dalle montagne irpine lungo il tragitto che da Ovest spostava i contadini verso Est, gli operai verso nord, i malati verso la speranza di un ospedale decente, di una cura possibile. La Avellino-Rocchetta, completata tra il 1892 e il 1895, era il treno dei sogni, delle speranze, del lavoro. Era il treno di chi partiva: “Rocchetta era l’alba, il punto di non ritorno, la nuova frontiera di una vita finalmente felice. Chi cercava lavoro, a Torino, a Milano, in Germania, sapeva che a Rocchetta doveva andare. Lì intercettava le linee veloci, i treni “espresso”. “Quanti pianti ci siamo fatti, quanti abbracci alla stazione di Rocchetta. E quanti ritorni!”. Le lacrime, sì.

Pietro Mitrione, una vita nelle ferrovie, ricorda la tratta della speranza e della disperazione, della fatica e della salute. Chi partiva per curarsi e chi tornava dalla cura. Chi partiva per il lavoro e chi tornava per la pensione. Oggi non esiste nulla più, solo la finzione. I binari sono rimasti, i treni se ne sono andati per sempre. Trent’anni dopo, e con qualche centinaio di miliardi di euro spesi, si parte per gli stessi motivi: la salute, perché gli ospedali stanno chiudendo, non sono attrezzati, non ispirano fiducia e quelli del nord sono migliori. Per il lavoro, perché la vita nelle montagne è rinsecchita ancora, l’osso si è fatto pietra e se non ti muovi non esisti. L’altrove resta il nostro destino. Ieri come oggi.

La ferrovia per Rocchetta -dismessa il 12 dicembre 2010- è il monumentale documento di un viaggio mancato ma anche dello spreco, dell’irragionevolezza, della mancanza di idee e della assoluta mediocrità di una classe di governo che sta facendo affogare l’Italia come un barcone di migranti. A quaranta chilometri da Avellino inizia l’area metropolitana di Napoli. Lì si ammassano tutti. Tutti sulla sponda del mare, tutti verso Napoli. La più alta concentrazione demografica è sulla costa. Lì si muore perché gli ospedali affogano sotto il peso dell’emergenza. Qui si muore perché gli ospedali sono vuoti. E se sono vuoti risulta insopportabile il loro costo. E dunque chiudono. Lì non si trova casa. Qui sono stati costruiti quattrocentomila vani in più del necessario, il cosiddetto ristoro della ricostruzione seguita al sisma del 1980. Lì le case si alzano fin dentro la bocca del Vesuvio, e si decide addirittura per legge, la cosiddetta VesuVia, di finanziare i traslochi e gli abbattimenti. Qui le case aspettano da anni un inquilino. Rimaste vedove, si sgretolano da sole, muoiono senza che nessuno le abbia mai per un solo giorno abitate. Il declino è costante e visibile. Ogni anno una lesione in più, un pezzo di intonaco che si stacca, una ringhiera che si arrugginisce. Lì, sulla costa, la pressione demografica è tale che l’immondizia non è possibile stoccarla. Occorre sigillare sui treni (i cosiddetti “treni della monnezza“) il surplus di rifiuti prodotti e mandarli nell’Europa del Nord. Pagando il tragitto e il disturbo naturalmente. La crisi dei rifiuti è endemica e irrisolta: finora Napoli da sola ha inghiottito, nel turbinio di opere vuote e inconcludenti che si sono succedute, sette miliardi di euro. Resta in piedi un termovalorizzatore, quello di Acerra, che brucia a singhiozzo, e per il resto è quasi tutto identico a prima. Qui, nelle aree interne, gli spazi sono ampi, la vista è nuda, le possibilità di ingegnarsi ci sarebbero, anche di resistere se solo la vita fosse resa più facile, più logica, più comoda. Crisi endemiche sul fronte mare per sovrappopolamento. Non trovi un letto in ospedale, se sei fortunato una barella al pronto soccorso. Crisi endemiche nelle aree interne per spopolamento. Gli ospedali a bassa intensità non reggono il regime del rapporto costi-benefici. Si svuotano le corsie, si chiudono i reparti. Chi vuol farsi curare deve partire. Bastava tenere ferma la congiunzione mare-monti per rendere più equilibrata la navigazione del barcone. La ferrovia serviva a questo. Trasportare da Ovest verso Est, rendere possibile la vita nei paesi e il lavoro in città con uno spostamento celere ed economico. Invece eccoci qua, ad ammirare la ferrovia chiusa. Giungiamo sul Ponte Principe, siamo a Lapìo, terra di grandi vini: il Fiano, il Taurasi, l’Aglianico. E’ un’opera magnifica, sembra la Torre Eiffel adagiata su un piano nell’atto di addormentarsi. Intatta, maestosa. E vuota. Doveva traghettare speranze, rimane un segno all’orizzonte, un filo che lega due montagne. Sotto la torre abita Anila Haxhiraj. Fuggì dall’Albania vent’anni fa, come migliaia di connazionali. Ha trovato qui, sotto questo ponte la vita, l’America. Un futuro, una famiglia: “Coltiviamo la terra, abbiamo aperto un b&b. Mi trovo bene, ho una vita felice e anche tanti impegni. Mi sono persino candidata alle ultime elezioni municipali. Abbiamo perso però”.

I binari avanzano verso San Mango sul Calore , che è il punto del disonore. Qui il Sud ha perso la dignità, lo Stato ogni prudenza e tutela. Qui il Nord ha saccheggiato le provvidenze, e i meridionali hanno fatto da palo. Collusi o felicemente ignavi del sacco. La Ferrovia doveva condurre le merci e il lavoro nell’area industriale di San Mango, nuova di zecca. Miliardi (di lire) impegnati per realizzare fabbriche, contributi a fondo perduto, compresi nelle provvidenze della legge sulla ricostruzione dal terremoto del 1980. Ecco i binari. Entrano ed escono dalle fabbriche. Vuoti i primi, cadenti le seconde. Sembra una zona di morte, è un maestoso monumento allo spreco. Imprenditori falsi che hanno corrotto, funzionari che si sono fatti corrompere, soldi finiti nel nulla. Dovevano esserci aziende meccaniche, altre di trasformazione. Niente, solo scempio. Un’azienda, la Dragon Sud, che aveva ottenuto i contributi per impiantare un’attività di carpenteria metallica e trattamento dei rifiuti, trasforma lo stabilimento ricevuto dallo Stato in un parco giochi. Davvero: un parco giochi nell’area industriale! Un giudice della Corte dei conti, Maria Teresa Polito, non crede all’idea. Le sembra uno scherzo, un pesce d’aprile. Manda i finanzieri a controllare. Scriverà nella sentenza, afflitta e incredula: “Dall’accertamento diretto nell’area si è constatata l’effettiva trasformazione dello stabilimento in parco divertimenti, attualmente chiuso e in avanzato stato di abbandono”.Solo saccheggio. I treni costano, e invece quest’area industriale? Cos’è lo spreco, chi rende conto dello spreco e, soprattutto, chi lo paga? E’ in attività solo la Zuegg, fa le marmellate. Sede principale nell’Alto Adige. Certo, anche Zuegg ha ottenuto più di quanto avrebbe dovuto, si è fatta pagare per aprire l’azienda: “Si evidenzia che la somma erogata, 12 miliardi 748 milioni di lire, è superiore al contributo definitivo. Nel collaudo finale la commissione ha inoltre rilevato una serie di variazioni rispetto al progetto originario mai approvate”, scrivono i magistrati contabili. Si sono fatti pagare, e tanto. Ma in questo deserto almeno la fabbrica c’è. Non fa confetture di nocciole, non confeziona le buonissime castagne che qui, tra Montella e Lioni sono il prodotto tipico. Arrivano pesche e albicocche da lontano. Il prodotto cosiddetto a chilometro zero non esiste. Però ci sono gli autotreni, che corrono lungo la Fondovalle, la nuova bretella di scorrimento veloce. E’ già intasata, sono bastati pochi anni di attività a renderla inadeguata.

A Lioni la stazione è terra di nessuno. Troviamo Angelo, il capotreno di vent’anni fa. Lui e un gruppo di ex ferrovieri la accudiscono, montano di guardia: “Che peccato, era una linea tutta automatizzata”. Lioni è un paese con più case che abitanti. Vani vuoti, palazzi deserti. Il terremoto ha colpito, e si vede. Chi può scappa. Resiste il diavoletto del rancore. I paesi infatti vivono nel sentimento del rancore. Alcuni ragazzi hanno occupato una saletta pubblica, pochi metri quadrati, e hanno realizzato un centro sociale: si chiama Rouge. Vedono film, si ritrovano con una birra, parlano, contestano, discutono. Nel paese vuoto, un fiore rosso, un punto vivo. L’amministrazione ha deciso di sfrattarli. Non hanno il permesso. Si sfratta la ragione, mentre il treno immaginario prende la via di Conza della Campania. Il paese è nuovo di zecca, lucido e senz’anima. Il terremoto rase al suolo il vecchio borgo. I superstiti hanno deciso di lasciare le macerie e trasferirsi in pianura. Casone a due piani, strade larghe come neanche a Los Angeles. Il monumento principale in piazza è costituito dall’antenna per la ricezione dei telefonini. E’ la modernità che irrompe, il nuovo che incrudelisce gli animi. In collina, nel paese morto, hanno sistemato gli stranieri richiedenti asilo. Vengono dall’Asia e dall’Africa, dalle zone di guerra. Corpi perseguitati, fuggiti per non morire. La loro pelle è nera. In Italia esistono luoghi di stazionamento. Uno di essi è proprio qua. Il Comune ha trovato una sistemazione ai venticinque residenti temporanei, un ritrovo turnario. Ciclo di arrivi e di ripartenze. Gli ospiti ricevono per il proprio sostentamento un pocket money dal governo italiano (due euro e cinquanta centesimi più buoni pasto). Hanno l’obbligo di spenderli presso i negozi del paese che li ospita. Li ospita, ma li tiene a distanza. Si fa pagare, ma insomma li ha sistemati nelle retrovie, tra le macerie. Nella disperazione che c’è, questa piccola fabbrica della speranza, fuggitivi, testimoni di carestie e di morte, frutta qualcosa. Sono tutti in cima alla montagna, nell’unico edificio restato in piedi dopo la tremenda scossa del terremoto dell’80. Lontani dagli occhi, lontani dal cuore. Davanti Conza della Campania si scorge la gola che conduce a Rocchetta. Era la stazione da dove si partiva per andare lontano o si arrivava dopo anni di sacrifici. Ora è il deserto. Binari alla memoria…….


P.S: Fonti…..Enzo Moscato-Paola Zanuttini-Tiziana Cozzi-Antonello Caporale…
28 Settembre-1 Ottobre(Le 4 giornate di Napoli….TRIBUTO)

IL POSTINO DI BASKERVILLE

P.S:Con sincera onestà di spirito,dobbiamo riconoscere che tanto scempio è stato causato dalla prepotenza affarista di alcuni ma anche dal silenzio di tanti. Davanti ad un azione di prepotenza che danneggia l’intera comunità,il silenzio non è solo un comprensibile atteggiamento di paura. E’ molto di più. Il silenzio è spesso l’espressione di un vivere nell’indifferenza,nel disinteresse per tutto ciò che non ci appartiene direttamente,per tutto ciò che è pubblico,per tutto ciò che è bene comune…

Per troppo tempo abbiamo tacitamente approvato chi sempre agisce,con furbizia e con prepotenza,a proprio vantaggio,e a danno degli altri….

Oltre i danni provocati all’ambiente per l’abbandono incontrollato di rifiuti e per i roghi accesi per tentare di distruggerli,l’interramento indiscriminato di grosse quantità di scarti industriali, dopo anni comincia,a mostrare i suoi terribili effetti negativi anche sulle coltivazioni agricole. Possiamo dire che chiunque sia stato protagonista del drammatico scempio ambientale della nostra   terra ha considerato come uno scarto anche la vita degli altri uomini,compresi,forse,i suoi stessi familiari ed amici…..(DON ANGELO SPINILLO VESCOVO DI AVERSA-da AVVENIRE)







2 commenti:

Anonimo ha detto...

Postino, mi raccomando, testi brevi e comprensibili.

il postino di baskerville ha detto...

Intercity addio: a giugno Trenitalia li sopprime definitivamente
Il sottosegretario alle Infrastrutture Del Basso de Caro risponde ad una interrogazione alla Camera: " Via i collegamenti da Milano, Trieste/Venezia sino a Roma/Napoli/Salerno perché perdono troppi soldi". L'ipotesi: servizi in mano ai privati locali.




Treni Intercity Trenitalia addio: Entro giugno 2014 i collegamenti ferroviari usciranno dalla rete per essere in parte sostituiti da servizi di trasporto locali. Lo ha annunciato rispondendo a un’interpellanza urgente alla Camera, il sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, Umberto Del Basso de Caro. “Ferrovie dello Stato – ha detto il sottosegretario del governo-ci ha riferito che la quota di Intercity, che percorrono principalmente la linea dorsale tra Roma e Firenze e servono varie destinazioni, da Milano, Trieste Venezia sino a Roma Napoli Salerno, sono collegamenti che svolgono spesso, per buona parte, un servizio di cabotaggio, servendo flussi pendolari che li utilizzano per tratte limitate, sostanzialmente paragonabile a quello del trasporto ferroviario locale gestito dalle regioni....
Questi treni presentano un rapporto costi/ricavi fortemente negativo, con perdite rilevanti e, considerata l’insostenibilità di tale situazione, Trenitalia ha comunicato al ministero dei Trasporti la sua intenzione di sospenderne l’effettuazione in regime di mercato”.
Cosa significa? Che ora si aprirà la “caccia all’oro” (che in molte regioni del sud è già iniziata) da parte dei privati (per lo più autolinee bus) per accaparrarsi le tratte scoperte.

Gli intercity soppressi quali saranno?
Si tratta sostanzialmente di dieci Intercity che percorrono 9 regioni d’Italia: Piemonte, Lombardia, Friuli, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Umbria e Campania.
“Due di questi intercity (la coppia 586/587 in partenza da Roma alle ore 9.40 con arrivo a Milano alle 16.15 e in partenza da Milano alle 10.50 con arrivo a Roma alle 17.20) – ha spiegato il sottosegretario nel suo intervento – che registravano uno scarso utilizzo da parte della clientela pendolare – sono stati soppressi dal primo marzo scorso”, mentre per il servizio relativo ai restanti intercity, non compresi nel contratto di servizio con lo Stato (cinque coppie) “è stato avviato uno studio finalizzato ad individuare le alternative possibili” e come primo risultato, “nelle more degli approfondimenti tecnici volti, sono stati acquisiti la disponibilità e l’impegno da parte di Trenitalia a mantenere i suddetti intercity a mercato almeno fino al mese di giugno, cioè fino al nuovo orario estivo”.

Intercity Trenitalia soppressi, l’ira dei consumatori
“Se gli Intercity fossero rami secchi, e così non è, lo sarebbero solo perché ce li hanno fatti diventare, mettendoli in orari improbabili, con orari d’arrivo inutilizzabili”. A parlare è il Codacons che definisce “una vergogna” la soppressione da giugno degli Intercity annunciata nel corso di un’interpellanza parlamentare dal sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i Trasporti, Umberto Del Basso de Caro. “È con questa strategia, infatti, che in questi anni i viaggiatori sono stati progressivamente costretti a passare dagli Espressi agli Intercity, dagli Intercity agli Eurostar, dagli Eurostar ai Freccia Rossa, pagando sempre piu’ soldi per gli stessi identici viaggi”, aggiunge il Codacons.