BREVI, FLASH, ANNUNCI.....

CHIUSO PER FERIE

26 agosto 2013

RICEVO E CON PIACERE PUBBLICO

IL COLLEGA GESTORE DI S.ANASTASIA
CIRO VENDITTI
Ciao GiovanniMi piacerebbe che tu pubblicassi sul blog questa lettera scritta da mio fratello Alfredo,capotreno presso la ferrovia Cumana.
Trovo che sia la sintesi più indovinata e meglio descritta della vita,dei
rapporti che si instaurano fra colleghi,delle situazioni piacevoli e a voltespiacevoli vissute insieme,dei ricordi dolorosi per un amico che non c'è piu',della consapevolezza che la parola "amicizia" per chi lavora in ferrovia,assume a volte aspetti e valori ben diversi da quelli soliti immaginare.

Grazie a nome mio e di mi fratello-collega Alfredo.

"QUELLI DEL TRENO.
6 luglio 2013 alle ore 21.42


Siamo "quelli" del treno.Ci alziamo di notte ed arriviamo in deposito alla chetichella,uno alla volta od a gruppetti per auto.E' ancora buio ma noi ci
prepariamo a mettere in funzione la macchina,una grossa macchina fatta di tanti treni per aiutare le persone a spostarsi da un capo all'altro della citta'.
Ancora sonnolenti ci apprestiamo ad avviare la giostra,i macchinisti alzano i pantografi,i capitreno controllano le cedole,i capistazione leggono le
circolari di servizio,i D.C.O. mettono in funzione l'apparato.Pronti.....via."
Stiamo attenti,siamo il treno civetta,potrebbe esserci qualcosa che non va!"Ed allora eccoci,a sgranare gli occhi,a scrutare i segnali,a guardare i binari,a
controllare la linea aerea,a verificare che i passaggi a livello siano presenziati.Eh si,stiamo attenti,consapevoli delle nostre responsabilita' e
consapevoli che ad ogni nostro errore,ad ogni mancanza,potrebbe corrispondere un ritardo o peggio,un incidente.Dentro quella cabina,d'estate gia' rovente di primo mattino e d'inverno fredda e piena di spifferi,ci sentiamo degli Spiriti liberi,dei pionieri che scrutano l'ignoto.Dietro ad ogni curva potrebbe
nascondersi un'insidia,su ogni fermata potremmo notare qualche anomalia...e noi li,pronti a telefonare,a contattare il dirigente operatore per cercare di
mettere in piena sicurezza il viaggio dei treni successivi od incrocianti.

In quelle cabine a volte si verificano dei piccoli miracoli:gente che non si somiglia fisicamente,non ha nulla a che vedere in fatto di estrazione sociale,
di eta', di educazione,di vedute politiche,questa gente si mette insieme,si fonde,unisce le proprie esperienze,dialoga al fine di rendere massima la
sicurezza,perfetto il servizio.

Macchinista e capotreno diventano un tutt'uno in una simbiosi che,a volte ha del divertente come quando si ritrovano a lavorare insieme due persone note
per comicità e simpatia,a volte ha del paradossale quando i due sono reciprocamente antipatici,altre volte ha del tragico quando si e' indifferenti,
ma ,ogni volta,in quella cabina si verifica il miracolo:il treno va,va comunque, perché cosi deve essere e cosi sara' sempre, perché quando si lavora
insieme,si collabora per un unico scopo,tutto il resto diventa secondario ed e per questo che,nonostante gli screzi,non diventiamo mai definitivamente nemici;
a volte passa del tempo ma basta una parola,una battuta,un sorriso,una tazza di caffè ,una stretta di mano per ritornare prima o poi a condividere la vita
lavorativa.Allora ci si confronta,si chiarisce,ci si scusa e nulla resta del passato se non un'esperienza che comunque ci abbia migliorati.In altri ambienti
non siamo ben visti,addirittura alcuni ci considerano "spazzatura" ma a volte vorrei trovarmi non visto in quei posti per vedere come costoro relazionano
fra di loro e se riescono a cavarsela come "quelli del treno". I parametri e le divisioni ci hanno frammentato talmente tanto che oggi tanti di noi sono
tristemente chiusi nel loro guscio a volte con la paura di uscire allo scoperto e di gridare "Non è possibile, non è questa la strada da seguire, torniamo
indietro finché siamo in tempo!". Siamo esseri umani ed abbiamo bisogno di esempi e di fatti che ci aiutino ad uscire da quella nebbia che da tempo ci
nasconde la via. Occorre che qualcuno di noi si faccia coraggio e si sforzi di dare un esempio positivo che rompa le strategie, le fazioni, i gruppi in lotta
tra di loro e cerchi di mostrare una nuova strada in cui ci si possa rispettare ed andare d'accordo nonostante la diversità di idee.

Quando muore uno di noi tutti si diventa più tristi, ci sentiamo cadere in un baratro dal quale non si intravede nessuna luce, finisce la speranza di un
futuro migliore e, con essa, la gioia di vivere. E' come se morisse una parte di ognuno di noi...non deve essere così!

Un brutto giorno senza sole ci hai lasciati ma io sento talmente vicina la tua presenza che a volte in cabina, impegnato a scrivere, mi volto di scatto a
guardare il compagno di lavoro trasalendo quando sento qualche parola che anche tu pronunciavi, ti ricordi? "Fatemi firmare la cedola!"..."Ma la penna l'avete portata?"..."Datemi la vostra!"..."Siamo alle solite!". Si fingeva di ristabilire i ruoli, si sorrideva e...via, la giostra ricominciava e noi
ridiventavamo un tutt'uno.
  Allora io penso: se sei sempre nei miei pensieri, ne pensieri di ognuno di noi, allora tu non sei morto veramente poiché nessuno muore completamente se
vive nei ricordi di chi resta.
Se sei stato un esempio positivo, e tu lo sei stato, perché noi esseri stupidi aspettiamo che sia sempre troppo tardi per dire una parola di buono,
per rispettarci, per aiutarci gli uni con gli altri per far si che il nostro operato sia d'esempio per quelli che ci seguiranno?
Tutte queste cose facciamole quando le persone sono in vita solo così faremo veramente in modo di perpetuare il ricordo di chi ci ha lasciati così da
poter dare ai posteri la speranza di un futuro migliore.

Quando riesco a credere in tutte queste cose Tu non mi manchi poiché io ti sento al mio fianco simile ad un angelo custode con la speranza che la tua ala
protettrice mi aiuti a non commettere più errori.

Alfredo Venditti

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