BREVI, FLASH, ANNUNCI.....

CHIUSO PER FERIE

24 marzo 2013

L'AMORE AI TEMPI DELLA CIRCUM....


Le stazioni sono da sempre location di amori soprattutto persi, separazioni, addii, appuntamenti mancati, banchi di prova di promesse, palcoscenici di baci appassionati e ultimi abbracci. Proverebbe un po’ d’imbarazzo, il celebre antropologo, perché dovrebbe fare i conti con una città che riafferma se stessa dappertutto e tende a rilocalizzarsi continuamente (anche dove non avrebbe motivo né tempo di farlo), a ristabilire un folklore inossidabile e resistente a ogni mutazione antropologica: a farsi sempre riconoscere, come diciamo (appunto) da queste parti. Anche da Marc Augé.
Guardate cos’hanno combinato gli autori della bacheca Facebook «Spotted: Circumvesuviana». Affacciatevi su questa piccola pagina autoprodotta e scoprite un panorama antropologico inequivocabile. «Spotted: Circumvesuviana» è, in due parole, un’agenzia sentimentale, un club per cuori provvisori più che solitari, una banca dati d’incontri in attesa di compiersi e, insieme, una piccola galleria di donne e uomini tipici che all’occorrenza dispensano pensieri e apprezzamenti. È lì che, sfruttando l’opportunità tecnologica del momento, i pendolari napoletani si cercano, si offrono, promettono, garantiscono, si guardano, sfottono e si sfottono: in una parola si raccontano, regalando delle chicche di umorismo e di comicità che portano in alto a destra la R cerchiata della città alla faccia del non-luogo in cui dovrebbero trovarsi.
Intanto, onore al merito ecologico: invece d’imbrattare muri nella speranza che la passante deandreiana (quella «quasi da immaginare/ tanto di fretta l’hai vista passare») incrociata sul binario legga la disperata richiesta dell’innamorato colpito dal fulmine, spennerellata con tanto di numero telefonico in calce (che sa inevitabilmente di messaggio promozionale, dunque spoetizza), isoli nella memoria lo spasimante e, una volta effettuata l’individuazione, addirittura annoti il cellulare e lo chiami (praticamente, le stesse possibilità di successo di un messaggio nella bottiglia), si sceglie, con molto più opportuno (e politicamente corretto) senso dell’ambiente, di servirsi di un social network, concedendosi lo spazio necessario a strutturare la richiesta e soprattutto a distinguersi. La scrittura, del resto, ha bisogno d’essere pensata e confezionata: deve arrivare a destinazione in una forma dedicata, dalla quale si evinca il palpito di un sentimento, la necessità di un incontro. Ecco perché le offerte di prostituzione leggibili sui giornali generano, al massimo, partecipazione morbosa: perché sono sovrapponibili, tutte uguali nell’elencare prestazioni e dettagli, vogliono clienti e non persone, si rivolgono a chiunque e dunque a nessuno. Sono annunci, non messaggi. La scrittura, invece (che è messaggio), cerca sempre un destinatario e gli si dedica, anche quando si lancia nel buio o addirittura nel mucchio. Ed è nei suoi diversi registri che distingue i caratteri degli autori e racconta l’umore della città.
Prendete la nostalgica del treno per Baiano delle 15,18: «Eravamo in piedi, distanti, ma non smettevamo di guardarci e sorriderci. Quando sono scesa, ho visto che mi seguivi con lo sguardo. Peccato. Certi treni passano una volta sola».
È un buon esempio di romanticismo rinunciatario, che si consola nel languore dell’occasione persa. Sembra che l’autrice investa in rimorsi, per recuperare una malinconia che probabilmente le basta. Potrebbe chiedere un altro incontro, invece lo esclude a priori, come non credesse al beneficio dell’appello. Saggezza o pessimismo sentimentale? Chissà. 
Di tutt’altro segno il messaggio del viaggiatore di Porta Nolana: «Non puoi metterti in ”quella posizione“ vicino alle macchinette obliteratrici, perché la prossima volta, al posto del biglietto oblitero qualcos’altro».
Spiritoso. E furbo. Potenzialmente in grado di sollecitare un umorismo di ritorno che potrebbe attrarre la preda direttamente in trappola (l’appuntamento all’obliteratrice è implicito). 
Poi c’è l’ammiratore fine a se stesso, che si limita all’esternazione, quasi non riuscisse a contenersi: «Un applauso alle due rosse in attesa per il treno da Sorrento. Complimentos» (Stazione di Portici ore 9). Probabilmente le credeva spagnole. Adulazione sinceramente gratuita. Decisamente napoletana.
Un po’ napoletana sembra anche, nonostante le origini, la messaggera di Baiano 5.20: «Ciao sono una colombiana ex prigioniera politica de Cuba … sono stato colpito dal tuo savaur vafer e capello fluente … vogliamo fare AI PAPPIIII insieme?». Non so se il messaggio sia autentico o studiato a tavolino (c’è chi ha parecchio tempo per divertirsi), ma «Savaur vafer» è un piccolo capolavoro.
Altra chicca tipicamente nostrana viene offerta da un gruppo di volontari della stazione di Barra nel giorno di San Giuseppe: «Regaliamo un anti-stress alle signore che salgono a Barra e urlano cafonemente».
Il bello (oltre all’ammirazione per l’originalità dell’avverbio) è che (se questi luoghi li conosci) te le vedi proprio, le signore che sbraitano mentre salgono e corrono a prendere posto. Il non-luogo si ravviva, riprende identità e forma. E noi lo riconosciamo subito.
Il non-luogo s’è fermato a Napoli. «Spotted: Circumvesuviana» è la risposta spontanea a una scoperta antropologica che ha fatto il giro del mondo. Al solito, facciamo eccezione. 


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