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CHIUSO PER FERIE

9 marzo 2013

DAL CAPOTRENO ROSARIO ARPAIA RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


2013 © Altroconsumo | 

Nessun diritto per i pendolari
Linee tagliate, ritardi a non finire, corse che saltano, vagoni disastrati: questa inchiesta ha lo scopo di valutare il livello di soddisfazione degli utenti abituali (pendolari) del servizio ferroviario locale.
Non può definirsi civile un Paese in cui tre milioni di pendolari sono costretti a un inferno quotidiano. Anche chi di questi tempi ha conservato un lavoro stabile finisce per sentirsi precario, se ogni giorno arrivando in stazione scopre che il treno è in ritardo oppure è stato soppresso, che i vagoni sono diminuiti e le persone in attesa aumentate, che si dovrà fare ressa per guadagnarsi uno spazietto a bordo, che si starà stipati come sardine, che il cattivo odore ammorberà l’aria, che la temperatura sarà o troppo calda o troppo fredda, che il bagno sarà fuori uso o comunque inagibile per lo sporco.
E l’insoddisfazione cresce, sfociando in un’esasperata indignazione. I mille e cinquecento pendolari da noi interpellati sulle 25 tratte — che collegano l’hinterland alle tre grandi città di Milano, Roma e Napoli — puntano il dito soprattutto sulla puntualità e l’affollamento, parametri nettamente peggiorati negli ultimi due anni. I treni delle tratte Bergamo-Treviglio-Milano e Pavia-Milano vengono percepiti come quelli più puntuali e con ritardi meno consistenti. I peggiori sono quelli della ex Circumvesuviana, in Campania, e quelli che percorrono i tragitti che collegano Nettuno e Avezzano con Roma. Se in generale il 75% dei pendolari si dichiara insoddisfatto della puntualità del trasporto regionale, sull’affollamento il dato è persino peggiore: 81%. Sulla tratta Frosinone-Roma è addirittura la totalità degli intervistati a indicarlo come fonte di grande disagio, anche perché non lo si percepisce solo come un problema di comodità, ma anche di sicurezza: in caso di emergenza il convoglio può trasformarsi in una trappola mortale. Del resto, se le corse diminuiscono, è inevitabile che ci sia l’assalto ai pochi treni che passano. Otto su dieci denunciano standard di pulizia inaccettabili. Anche quando si trova posto a sedere, è imbarazzante il contatto con sedili e poggiatesta pieni di patacche o che cadono a pezzi (c’è anche il rischio di farsi male o di farsi mordere dalle pulci, come riportato più volte dalle cronache). Per non parlare della mancanza di igiene di quelli che per definizione dovrebbero essere “servizi igienici”. «Ci sentiamo trattati come bestie», questo il comune sentire tra i pendolari.
«Trovi un posto di lavoro, ma non c’è il treno per andarci» dicono i giovani dell’hinterland di Napoli. Il capoluogo campano sembra anticipare il destino che presto potrebbe toccare in sorte al resto d’Italia. Il continuo taglio delle risorse a disposizione degli enti locali (nel 2011 è stato del 50,7%) e politiche gestionali sbagliate si traducono nell’attuale impossibilità di assicurare servizi essenziali, tra cui un efficiente trasporto pendolare. Lì dove sono rimasti fermi i bus perché non c’era gasolio, anche il trasporto su ferro è in ginocchio, e non si tratta dell’eccezionalità di un giorno: l’emergenza dura da due anni. Sulle linee della ex Circumvesuviana — che collegano Baiano, Poggiomarino, Sorrento e Sarno con Napoli — sono oltre duecento le corse soppresse perché non ci sono sufficienti risorse né abbastanza treni funzionanti. «L’ente autonomo Volturno, la società che ha incorporato la società di trasporto regionale Circumvesuviana, ha un buco di bilancio di mezzo miliardo. Le banche hanno chiuso i rubinetti, e i fornitori, che non riusciamo più a pagare regolarmente, rifiutano di effettuare riparazioni e fornire pezzi di ricambi: così, se un treno si rompe, rimane fermo in deposito» allarga le braccia Arturo Borrelli, direttore d’esercizio della ex Circumvesuviana. «Motivo per cui, a fronte di un parco rotabile di cento macchine, in funzione ce ne sono appena cinquanta».
Chi dovrebbre garantire la qualità del trasporto pendolare? La Regione, con cui i gestori hanno un contratto di servizio. Peccato che l’Ente autonomo Volturno sia posseduto al 100% dalla Regione Campania. La Regione è quindi allo stesso tempo controllore e controllato, committente di un servizio e fornitore dello stesso servizio. I contratti di servizio stabiliscono delle penali da applicare al gestore in caso di mancato rispetto di determinati parametri di qualità: in pratica però sono sempre i cittadini a rimetterci, perché la Regione si multa da sola. Un mostro giuridico che non riguarda soltanto la Campania. Anche Trenord, che lo scorso dicembre ha brillato per inefficienza, è controllata da Trenitalia e dalla Regione Lombardia. La stessa Trenitalia è pubblica. Una situazione di un’opacità sconcertante, che rende più necessaria che mai l’istituzione di un’Authority dei trasporti indipendente. Questo stato di cose allontana i privati. Arenaways, a cui non è stato concesso di fare fermate intermedie tra Torino e Milano, e quindi di servire i pendolari, è stata letteralmente accompagnata al fallimento. Sul versante alta velocità è tutta un’altra storia: le Frecce aumentano di numero e diminuiscono i tempi di percorrenza. Lo stesso vale per Italo, il treno dell’alta velocità di Ntv, che ha perfino vinto il Design Award 2013, come treno più bello e di classe. Mentre i treni regionali sono sempre più brutti e sporchi.
                                                                                                                            
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