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2 ottobre 2012

DA NAPOLI MONITOR, MENSILE DI CRONACHE, DISEGNI, REPORTAGE...



Da questa mattina la Circumvesuviana è ferma. Non è colpa dei dipendenti, non è colpa di tutti coloro che sono costretti a tenere in piedi una baracca basata su elettrotreni datati 1960/1970 e su tagli netti ai fondi destinati al trasporto pubblico locale. Così come lo scorso venerdì, anche questa mattina i dipendenti della Circum hanno deciso di lasciare i treni fermi e lo hanno fatto in netto disaccordo con le scelte aziendali, per rivendicare uno stipendio che non è stato ancora pagato, per scongiurare il rischio di nuovi fallimenti delle aziende di trasporto pubblico locale e, soprattutto, lo hanno fatto in maniera autonoma registrando, ancora una volta, l’assenza dei sindacati. Questi ultimi hanno previsto, per domani, uno sciopero nazionale del trasporto locale ma le istanze portate avanti appaiono mille miglia distanti dalle reali esigenze dei lavoratori del trasporto pubblico locale.
A caldo, questa mattina, i commenti dei viaggiatori si sono scagliati contro il personale Circum. Con un minimo di buon senso, però, appare chiaro che i responsabili del tracollo hanno ben altri nomi. Fa rabbia, è vero, restare in stazione ad aspettare un treno che non arriva; fa ancor più rabbia assistere agli sfoghi degli utenti indirizzati al capotreno o al macchinista di turno. Dovrebbero essere in primis i cittadini a scendere in piazza insieme agli autoferrotranvieri per rivendicare il diritto a un trasporto pubblico locale che sia efficiente e che venga al primo posto nelle scelte strategiche di una nazione. Altro che Tav!
Un Etr Circum (anno di fabbricazione 1960, circa) per arrivare da Pompei a Napoli impiega, fra guasti e intoppi, anche due ore. Assurdo, se paragonato alla tratta ad alta velocità fra Napoli e Roma. Eppure le scelte di provincia, regione e governo centrale sembrano dimenticare che ogni giorno milioni di cittadini hanno bisogno di utilizzare la Circum per raggiungere la città di Napoli.
Ebbene, oggi la vecchia S.F.S.M. (strade ferrate secondarie meridionali) non ha effettuato il servizio. Ma perché? I dipendenti in agitazione, svincolati da ogni sigla sindacale, ci tengono a ricordare che, oltre al mancato pagamento degli stipendi, i motivi di una protesta così agguerrita sono da scovare in un fallimento alle porte, paventato già da diversi mesi. Dalle pagine del blog Vesuvianando si scopre che in Campania finora l’ex ACMS di Caserta (quattrocentoquarantacinque dipendenti) è fallita subito dopo essere stata messa in liquidazione: al momento il contratto di servizio rinnovato ha fatto sì che i lavoratori siano da due mesi senza stipendio; lo stesso dicasi per il CSTP di Salerno in cui a spasso ci sono cinquecentonovantacinque lavoratori ai quali, con buona probabilità, saranno applicati i contratti di solidarietà. Infine la EAV Bus (la sigla che è possibile leggere sui vecchi pullman della Circumvesuviana): mille e trecento dipendenti. È di pochi giorni fa la notizia secondo la quale proprio la EAV potrebbe arrivare al fallimento.
Basta soltanto citare questi dati per rendersi conto che non si parla solo di uno stipendio mancato (per quanto non pagare in tempo i lavoratori sia una pratica medioevale). Nell’ultimo anno i tagli imposti dalla Regione hanno fatto si che le corse, già stracolme, della Circum passassero da una cadenza di quindici minuti a intervalli di un’ora e più fra una corsa e l’altra. Durante l’estate il servizio ha subito una riduzione delle corse inquietante.
No, non è colpa dei lavoratori della Circum se questa mattina migliaia di utenti sono rimasti a piedi. Invece di arrabbiarsi con loro, avrebbero fatto bene a scendere al loro fianco e a pretendere un trasporto pubblico degno di essere utilizzato. (alessio arpaia)


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