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E' DECEDUTO IL MACCHINISTA IN PENSIONE PASQUALE COPPOLA...

7 agosto 2015

IN RICORDO DI BRUNO DE MARCO. DI ROSARIO CARBONARO

Più che un amico era per me un fratello.

A quasi un mese dalla scomparsa sento il bisogno di ricordare la figura di BRUNO DE MARCO.
Mi ci sono voluti molti giorni per metabolizzare la sua improvvisa scomparsa e riuscire a parlare di lui. Per me era molto più che un amico, era un riferimento e una presenza essenziale e costante nella vita di tutti giorni.
Quando mi presentava a qualcuno Bruno diceva sempre in tono scherzoso che ero il suo “fratellino”, il fratello minore che avrebbe desiderato e non aveva avuto. Ed anche io, grazie alla sintonia che c’era fra noi, lo consideravo una sorta di fratello maggiore.
Abbiamo iniziato entrambi il lavoro in azienda alle autolinee e quando ventuno anni fa sono venuto a lavorare negli uffici del palazzo, fu il primo ad accogliermi. Ho imparato grazie a lui i primi rudimenti per usare un computer, oggetto a me fino ad allora sconosciuto, e da lui ho imparato tante altre cose. Poi lavorativamente abbiamo seguito strade diverse ma la frequentazione è rimasta assidua nel corso degli anni, anche in quest’ ultimo periodo in cui si era trasferito ad altre sedi.
Persona squisita e colta sapeva cogliere con arguzia e intelligenza gli aspetti essenziali di ogni discorso. Con lui potevo parlare per ore di ogni argomento, sia futile sia profondo, ritrovandomi ogni volta arricchito dalla sua saggezza e capacità oratoria. Molti erano gli argomenti di conversazione circa le nostre passioni comuni: dalla politica allo sport, dall’attualità al teatro, dalla storia al cinema.
Mi mancano e mi mancheranno molto le nostre chiacchierate perché in lui trovavo un valido elemento di confronto alle mie idee e teorie. Mi mancheranno soprattutto la sua voglia di scherzare e la sua capacità di affrontare sempre con il sorriso sulle labbra le difficoltà della vita.
Non posso infine tacere circa il suo amore genuino per il lavoro che lo ha portato sempre a svolgere i compiti affidatigli con scrupolo e meticolosità che rasentavano talora l’eccesso, senza mai risparmiarsi anche quando non era al meglio della forma fisica a causa delle gravi patologie che lo affliggevano da anni, e tuttavia sempre con l’estrema umiltà di non ostentare mai né la qualità né la quantità del lavoro svolto pur nella consapevolezza delle proprie notevoli capacità.
Ho perso molto con la sua scomparsa e come me quanti l’hanno conosciuto e apprezzato. E non ultima credo che abbia perso molto lavorativamente parlando anche l’azienda.
Ecco, l’azienda…... Mi viene di concludere queste poche righe con un pensiero che in questa nostra epoca di pragmatismo “Merkelliano” e asservito riformismo “Renziano” può suonare quasi come una bestemmia.
Un tempo neanche troppo lontano l’azienda si comportava con noi dipendenti come una buona madre di famiglia e noi ci sentivamo parte di una famiglia capace di farci avvertire la sua rassicurante protezione. Quando qualche “figlio” sfortunato scompariva prematuramente, ella si premurava di accogliere tra le sue braccia qualcuno dei suoi congiunti più prossimi, moglie o figli dello sventurato, per alleviare non certo il dolore ma almeno le difficoltà economiche che inevitabilmente si presentano ai congiunti quando viene a mancare prematuramente il capofamiglia.
Poi, poiché al giorno d’oggi hanno perso valore i sentimenti e ciò che conta sono solo i conti, tra tante cose è stata sacrificata anche questa importante consuetudine.
Io comunque, al di la delle apparenze e degli atteggiamenti poco sensibili che spesso si ostentano nei confronti dei lavoratori, resto convinto che nel profondo di ognuno, indipendentemente dai ruoli ricoperti, ci sia sempre abbastanza umanità per guardare al di la degli orizzonti che ci vengono imposti dagli asettici calcoli di bilancio.
Nella fattispecie sarebbe un bel gesto se i nostri dirigenti chiamassero i familiari di Bruno, che so per esempio il figlio che a quanto mi risulta non ha ancora una sistemazione lavorativa, dicendo: “papà è stato parte dell’azienda, anzi della nostra famiglia, per tanti anni e ci farebbe piacere averti con noi, ci farebbe piacere che tu prendessi il suo posto….” anche solo temporaneamente, anche per uno stage, un corso di formazione.
Questa sarebbe una doverosa e meritata attenzione per Bruno che ha dedicato la maggior parte del suo tempo e delle sue notevoli capacità a beneficio di quest’ azienda come tutti coloro che hanno lavorato a stretto contatto con lui per anni possono ampiamente testimoniare.
Io nei sogni e nei bei gesti ci credo.
Ciao Bruno, ti sia lieve il cammino nella nuova esistenza che stai affrontando.



Rosario Carbonaro.






3 commenti:

EMILIO VITTOZZI ha detto...

* Assai delicato il ricordo di Bruno da parte di Rosario. In questi travagliati momenti nazionali e, nello specifico, aziendali è molto bello leggere di questi "rapporti umani" che stanno scomparendo del tutto o che si cerca di "asfaltare"... Non c'è più la Circuvesuviana, non c'è più "Leggo" (che settimanalmente pubblicava notizie aziendali), non c'è più "Collegare" e/o "Circumvesuviana Informazioni": ci sono ancora questi "rapporti umani" e www.vesuvianando.blogspot.com fa benissimo a pubblicizzare!
Bravo Rosario!!
Ciao, Bruno!!!

EMILIO VITTOZZI

danilo ha detto...

Ciao amici, anche se non mi faccio più sentire ogni tanto ci leggo e vi penso. Mi unisco a voi e vi ammirò per la vostra sensibilità e testimonianza che date proprio sull'amicizia sul posto di lavoro. Buona estate e...forza juve.

danilo ha detto...

Non mi ero firmato. SN p. Danilo