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12 gennaio 2014

LE INTERVISTE DI VITTOZZI.EMILIO INTERVISTA GIANNI LAMAGNA




Una bella intervista di Emilio Vittozzi ad un pezzo di storia della cultura napoletana: Gianni Lamagna

L’intervista si svolge nell’accogliente sede dell’Associazione “Antonio De Curtis – in arte Totò” nella centrale Piazza Dante a Napoli.

Gianni Lamagna è un Uomo di Musica, di Letteratura, nonché un Uomo con la u maiuscola: colto, aggiornato, disponibile, umile con tutti, nessuno escluso.

Mi accoglie con fare amicale…

E’ ben predisposto all’intervista (chissà quante ne ha rilasciate…), realizzata   per  approfondire i dettagli della vita di un profondo conoscitore ed un fine interprete della canzone napoletana, di musica sacra e di tradizione, di arie antiche e di musica contemporanea.

- Gianni Lamagna nasce a Napoli. Cantante, Attore, Musicista, per 17 anni è stato nella Compagnia di Roberto de Simone, è tra i fondatori del Gruppo “Media Aetas”, voce della Nuova Compagnia di Canto Popolare, presidente dell’Associazione “Di musica in musica” (per la diffusione del patrimonio culturale e musicale napoletano e per la scoperta di nuovi talenti emergenti tra i giovani dei progetti speciali per il recupero nelle aree del disagio minorile), Direttore Artistico della Rassegna “Aperture”, autore del progetto “Racconti e musiche per i giorni di Natale”, protagonista dell’Evento “Madri dolorose”, ha pubblicato 7 album (6 in studio + 1 live), partecipato a 12. Cosa ho dimenticato?

- (sorridendo quasi con pudore) Non hai dimenticato altro, hai studiato bene, le notizie salienti ci sono. Ho fatto un po’ di cose in questi 40 anni… Hai citato la Rassegna “Aperture”, una manifestazione che, purtroppo, non c’è più. Le 9 edizioni si sono sviluppate con l’aiuto di qualche sponsor privato; venuti a mancare costoro, non si è potuto organizzare la decima edizione.

- Ha ancora senso cantare in “Lingua Napoletana” in un contesto di globalizzazione generale?

- Certo che ha senso! Ha senso la Lingua Napoletana, ha senso riappropriarsi della Tradizione, ha senso riscoprire gli autori, ha senso riscoprire i musicisti ed, innanzitutto, ha senso riscoprire lo scrivere in Napoletano. Magari ci fosse una presa di coscienza in questo senso!

Magari si potesse studiare a scuola la lingua napoletana

- Quanto valgono i ricordi per Gianni Lamagna?

- Hanno la loro importanza, ma non si può vivere di ricordi, altrimenti si è portati a vivere il ricordo come lo vivevano i nonni… “’o tiempo d’ ‘a guerra…”.

Il ricordo deve servire da stimolo per cercare di migliorarsi e, alla mia età, fare progetti si, ma pensare anche ai giovani, al quartiere che hai lasciato perché sei stato fuori, in giro per tournee. Con l’esperienza puoi dare una mano ai giovani, a chi è più adulto, e questo mi dà tante soddisfazioni!

- Una Comunità che non ha ricordi è destinata a fallire?

- Si, la memoria è fondamentale per costruire il nuovo.

- Quanto vale l’ugola di Gianni Lamagna?

- Per i miei 10 ammiratori vale 100, per qualcuno 4, per me un 6! Ugola appena sufficiente, mi piacerebbe cantare come Pavarotti alcune cose o come Stevie Wonder  altre cose. Sono contento di avere un’ugola abbastanza buona e, soprattutto, ancora forte anche se l’ho martoriata: praticamente canto da sempre e riuscire ancora a farlo già mi sembra strano…

- Ed allora quanto vale il cuore di Gianni Lamagna?
- Non so, intanto l’ho un po’ maltrattato, sono cardiopatico .

Però  avrà un suo valore; molti dicono che sono solo cuore e “nun tengo capa”.

Io sono contento, forse però, a volte, un po’ di testa in più non avrebbe fatto male,  ma se “si’ tutto core che vuò fa?”.

-Siamo tutto cuore perché siamo Meridionali?

- No, questo non lo credo. Non credo agli schematismi Nord/Sud. Ho conosciuto gente di Pordenone con un cuore grande così, molto più del mio e Napoletani senza cuore, miserabili con finti grandi cuori solo per il loro interesse (malaffare, egoismi ed affini).

- Nel Mondo dello Spettacolo regna sovrana la falsità. Ha qualche amico vero, qualche amica sincera?

- Si, ne ho. E’ vero che nel Mondo dello Spettacolo, anche in altri, regna la falsità, ma bisogna imparare a suddividerlo questo mondo, in pratica sono più mondi:  c’è un Mondo dello Spettacolo che è  anche il mio, poi c’è quello della TV, con le sue differenze ma sempre “prigioniero” dei settarismi  ideologici; la setta di  Rai 3, quella di Rai 1, 2, di Canale 21… C’è quello politico, che passa da una campagna elettorale all’altra nella speranza di non essere tagliato fuori da future iniziative, ma più che altro da futuri contributi. Nel “mio” mondo ho  amici e amiche, ma il “mio” non è quello di giornali, TV, informazione a pagamento, salotti, comitive. E’ quello della resistenza, della ricerca, della salvaguardia e della difesa di una tradizione che, altrimenti, diventa solo folclore. Quindi, per ritornare alla falsità e all’amicizia nel mondo dello spettacolo, confermo di avere amici e amiche, nel “mio” mondo ci sono e, generalmente, stanno con me sul palco.

-La canzone che fischia o canta più spesso sotto la doccia?

- No, questo è un mio limite! Non canto mai né da solo né a casa di amici; è una timidezza che mi porto sempre dietro e, quando proprio sono costretto a farlo, canto male. Ho sempre cantato sul palco. Magari, come da piccolo, per farlo dovrei salire “ ‘ncopp’  ‘a siggiulella”….

-Se Napoli fosse una canzone sarebbe?…

- “Totonno ‘e quagliarella” (Quann’è fernuta ll’opera,pezzente o miliunario,
s’à dda calá ‘o sipario e s’à dda arricettá..”  Mi piace la fliosofia di Totonno. Quando non è cosa, quando è finita per un artista come per un politico, è finita… Non vorrei mai, se non ne fossi più capace, cantare più. Meglio osservare, consigliare, tramandare quello che di buono si è appreso.

-Quando pensa a Napoli come un fiore la immagina?…

- Non saprei, Napoli è spampanata, ma voglio pensare “in positivo”: allora penso al mio fiore preferito, l’iris, quello blu quasi viola. E’ un fiore “puntiglioso”, “sistemato”, garbato, con stile. Ma mi piace anche il garofano, la rosa, la dalia, i fiori di campo, il crisantemo. Non c’è un fiore brutto, Napoli dovrebbe essere tutti i fiori, sono tutti belli come lei…

- Quale è il Gotha dei personaggi famosi di Napoli per Gianni Lamagna?
- Mi sono sempre occupato di Tradizione, quindi vado molto indietro ed inizio a pensare ai cantastorie, alla musica barocca, al 500, le villanelle, tutta la polifonia nata a Napoli, il grande patrimonio del ‘700, Pergolesi, Paisiello, Jommelli, Vinci, tutti i Napoletani, tutti quelli del Nord che venivano a studiare a Napoli. Poi la Tradizione popolare: i grandi maestri posteggiatori, i cantatori di Giugliano, di Somma Vesuviana, dell’area avellinese, sannita, cilentana, poi il secolo d’oro con Ferdinando Russo, Di Giacomo, Bovio, Murolo, Tagliaferri, Nardella, autori che canto nei miei concerti, ma anche i famosi “autori minori”. Poi il Teatro, Scarpetta, Viviani, Eduardo, Totò,  De Simone, la nuova drammaturgia, cantanti come Gennaro Pasquariello, Sergio Bruni, Mario Abbate,Franco Ricci, Pietro Mazzone, e le voci delle donne, le più grandi, una su tutte:Gilda Mignonette. Infine l’epopea  di quel “Neapolitan Power”, parola strana, meglio definirlo “Napul’è tutta n’ata storia”, il titolo del concerto di Pino Daniele nel quale sarò ospite, con la Nuova Compagnia di Canto Popolare, nell’edizione di quest’anno al Palapartenope.

- La Napoli di Gianni Lamagna Cantante e Musicista è assai diversa dalla Napoli di Gianni Lamagna Uomo?

- No, ho sempre cercato di essere coerente con quello che faccio. La città che canto è la Napoli del mio essere  padre, una volta figlio, marito, compagno, amico di tanti. Ho sempre scelto i posti dove  cantare: in 45 anni di carriera posso rimpiangere solo 2/3 avvenimenti che avrei potuto rifiutare se solo avessi avuto il coraggio di dire un bel No. Non si può, con l’alibi dell’  artista, cantare alla “Festa de l’Unità” e poi a quella del “Bianco fiore”, del Tricolore, ecc. ecc.. Ho sempre scelto, pagandone anche il prezzo, ma non potrei fare diversamente, per me è naturale. Non posseggo nulla, solo la mia voce, le amicizie e l’amore di chi mi ama per come sono.

- E’ tanto ?…

- Si, è tanto e mi auguro che resti anche qualcosa, come i dischi che registro, l’affetto delle allieve, e magari uno stile che domani qualcuno potrà proseguire. Ho nominato le allieve, seguo un coro, “Le mamme di Sisina”, espressione di un progetto più ampio nel Rione Sanità, “La scuola di Sisina”.  Venticinque donne che da ragazzine per vari motivi hanno lasciato troppo presto la scuola ed ora tornano per riappropriarsi di tempo e didattica, e pure del canto. Due anni fa hanno inciso un brano natalizio, “Natale e simmo eguale” e la settimana scorsa una canzone, scritta da me, sul dramma dei migranti. Di quest’ultima verrà stampato a breve un Cd e il ricavato delle vendite andrà in beneficenza per le mamme e i bambini migranti ospiti a Lampedusa. Da mamme a mamme.

Queste sono cose che rimangono! Vedere la loro felicità nel venire in studio, registrare, farlo per una giusta causa, proprio loro che avrebbero bisogno di una mano, mi dà una soddisfazione immensa  e mi ripaga di tutti i non averi materiali.

- E’ un messaggio di speranza per una Napoli migliore?

- Si, certamente.

- Ora come ora, Napoli è amministrata da 1 a 10…

- Non potrei dare voti, perché l’attuale Amministrazione non ha fondi ed incontra il periodo più buio della storia della Repubblica Italiana. E’ inutile fare i maestri col Sindaco De Magistris. Andiamo avanti con l’entusiasmo con il quale l’abbiamo sospinto e per altri 3 anni, almeno, “avimme ‘a fa’ ll’uommene. ”.

Potremmo giudicare il suo operato in maniera negativa se ci fossimo trovati nel periodo dei grandi contributi e il Sindaco li avesse utilizzati per cose oscene, ma tutti sappiamo i problemi della Città (Asia, T.P.L., buche, ecc. ecc.). C’è bisogno di fondi, quando ci saranno, e speriamo presto,  se il Sindaco non li spende, o li spende male, continuando, in quel caso, a disattendere le aspettative dei cittadini, potremo giudicare. Ma proprio per la situazione grave, proprio perché De Magistris ci ha messo la faccia, il coraggio, io gli darei un bel 7.

- Per concludere, Gianni Lamagna, uomo, cantante, musicista, quale domanda si aspettava che gli facessi ed, invece, non ho fatto?
- (Sorridendo amichevolmente – n.d.R.) No, non mi aspettavo nulla di più. Sei stato sincero, schietto, diretto.  Forse non mi sarei aspettato le domande tipo “Se Napoli fosse un fiore…”: sembravi Marzullo (o, forse, Raffaella Carrà – n.d.R.).    E’ stata una piacevole conversazione, distesa e serena. Bravo!

Un fiume in piena: ecco com’è Gianni Lamagna. Riscrivere l’intervista è stata la cosa più difficile dell’incontro,  ad ogni mia domanda il Maestro rispondeva in piena libertà. Nessuna ritrosia da parte mia, nessuna censura da parte sua. L’atmosfera creata dall’esposizione di cimeli dell’indimenticato Totò, Principe della risata, dalla disponibilità e dalla Cultura di Gianni Lamagna, farà parte dei miei ricordi, non solo professionali ma soprattutto Umani.

Grazie, Maestro!

EMILIO VITTOZZI

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