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16 novembre 2012

EAV BUS FALLITA ! ORA TOCCA A NOI DELLA CIRCUMVESUVIANA E ALLE ALTRE ! ERA TUTTO STABILITO DA TEMPO.



Salvo Sapio

L’unica cosa certa è che l’EavBus è fallita e che i suoi milletrecento dipendenti rischiano di perdere il proprio posto di lavoro. Ieri è stata notificata la sentenza di fallimento per 600mila euro di debiti non onorati, sono stati sigillati uffici, archivi e cassaforte e si apre uno scenario che, con un catastrofico effetto domino, potrebbe coinvolgere anche Circumvesuviana, Sepsa e Metrocampania NordEst, società che hanno un debito nei confronti di EavBus di circa sedici milioni. Gli autobus cammineranno ancora perché non è possibile interrompere un pubblico servizio anche se il rischio che la paralisi, per cause di forza maggiore, arrivi da un momento all’altro.
Come si sia arrivati alla sentenza di fallimento da parte del tribunale di Napoli è, paradossalmente, però ancora avvolto nelle nebbie di un palleggiamento di responsabilità. Un giallo che va ricostruito dalla fine, da quando ieri, intorno alle 17.30 il curatore nominato dal tribunale di Napoli (atto firmato dal magistrato Aldo Ceniccola) si è presentato alle 17.30 nella sede legale della società di trasporti, in via Nuova Agnano. Non ha trovato nessun dirigente, solo un usciere che ha visto affiggere la sentenza firmata dal giudice e sbarrare le stanze. In sede si precipitano il legale rappresentante e liquidatore Paolo Como, l’ex amministratore unico Roberto Pepe e il manager di Eav holding, Nello Polese.
Prendono atto della tremenda notizia e si scatena la ricerca delle carte. Secondo EavBus, infatti, non ci sarebbe stata la notifica dell’istanza di fallimento. Il primo dato che balza agli occhi in questa vicenda è che la sentenza è stata emessa in contumacia, senza che EavBus presentasse opposizione. Ma la prima contraddizione è che è difficile che una sentenza di fallimento di un’azienda pubblica sia pronunciata senza contraddittorio e senza accertarsi dell’avvenuta notifica. Difficile credere che la notifica, come sostiene EavBus, non sia stata mai ricevuta.
Ancora un passo indietro: la vicenda è scattata a febbraio di quest’anno quando due società fornitrici di servizi, la Nitida e la Nuova Socom, hanno presentato un’istanza di fallimento per il debito maturato nei confronti dell’EavBus. Si tratta di aziende di pulizie che da anni lavoravano sui bus. La Nitida trova modo di transare il debito e almeno questo documento salta fuori nella convulsa ricerca di ieri sera. È rimasta aperta la vertenza della Nuova Socom che, vantando un credito di 600mila euro nei confronti della società di trasporti, ha portato alla sentenza di fallimento. A luglio Eav holding, capofila di quattro aziende di mobilità, invia una nota ai manager chiedendo esplicitamente se ci fossero procedure giudiziarie o, peggio, di fallimento in atto. Il dossier preparato da EavBus non contiene alcun riferimento a questa vicenda. Non si parla di notifiche, né di istanze di fallimento. 
Il processo va avanti ma EavBus (ignara?) prosegue nella sua strada di faticoso risanamento con la nomina, a metà ottobre, di Paolo Como, esperto di diritto civile, commerciale e tributario, come nuovo amministratore unico di EavBus. L’amministratore, la cui nomina scade il 31 dicembre prossimo, ha il mandato di predisporre un’approfondita «due diligence» della società, al fine di consentire al socio unico di ottenere i necessari elementi di valutazione per la riorganizzazione o soppressione della società. Un commissario per il risanamento che, però, si ferma ieri dinanzi alla sentenza e agli uffici sbarrati dai sigilli.
«EavBus è ufficialmente fallita» spiegano dalla direzione Eav. Nella sede di via Nuova Agnano i pochi lavoratori in servizio a tarda sera non vogliono sentir parlare di nulla. Aspettavano lo stipendio e, come beffa finale, hanno saputo che sarebbero stati pagati presto. Magari già oggi.

«Avevamo trovato anche i soldi per pagare gli stipendi. Questa notizia arriva come un fulmine a ciel sereno, tutto mi sarei potuto aspettare adesso tranne che una notifica di fallimento». Roberto Pepe è stato, fino alla nomina del commissario liquidatore Paolo Como, amministratore unico di EavBus. Nelle sue parole c’è lo sconcerto per una situazione che sarebbe paradossale se non fosse drammatica. Perché negli occhi dei dipendenti EavBus c’è sgomento. 
Ieri si sono radunati nei depositi e, soprattutto, a via Nuova Agnano dove c’è la sede legale della società. «Noi andiamo avanti a lavorare - mormora un autista - non ci risulta nulla e non vogliamo parlare di nulla». Un altro, più a muso duro, spiega che sui giornali non è il momento di uscire perché lo stipendio stava per essere pagato. Infatti l’emergenza per i circa milletrecento dipendenti era, fino a ieri mattina, lo stipendio che tardava ad arrivare. C’erano state frenetiche consultazioni e nel primo pomeriggio era arrivata la notizia di uno spiraglio: i soldi per le retribuzioni potevano essere trovati. Anche a breve, anche in queste ore. Poi la situazione è letteralmente precipitata, precisamente alle 17.30 quando il curatore ha bussato alle porte di EavBus e ha posto i sigilli.
Sgomento ma anche veleno, accuse pesanti che subito vengono lanciate dai sindacati. «Quello che è successo è gravissimo - tuona Giuseppe Esposito, segretario regionale della Fit Cisl - mi sento di dire, anzi di urlare che ci hanno preso in giro, che vedo tantissima malafede nei comportamenti di questi mesi. A pensar male si fa peccato ma non è possibile che si arrivi ad una sentenza di fallimento per un debito di soli 600mila euro e che non si presenti opposizione. Si gioca con la vita di milletrecento persone e delle loro famiglie. Adesso è il momento di uscire allo scoperto e trovare i responsabili di quanto accaduto». 
I responsabili regionali dei sindacati dei trasporti si precipitano nei depositi, si improvvisano assemblee per cercare di capire. «C’è molta confusione e ancora non si conoscono i contorni precisi della vicenda - afferma Vincenzo Esposito della Uil trasporti - fino a qualche ora fa ci trovavamo di fronte al dramma degli stipendi non pagati. Ora c’è questo». Ma lo scenario si fa ancora più cupo se si allarga il discorso alle altre tre società che con EavBus fanno capo a Eav holding. Per l’anticipo del tfr ai dipendenti prepensionati Circumvesuviana avrebbe un debito di 12 milioni con Eav, lo stesso vale per Sepsa (circa tre milioni) e per MetroNapoli Nordest (circa settecentomila euro). Numeri che fanno tremare l’intero sistema. «Il fallimento di EavBus - spiega ancora Giuseppe Esposito della Cisl - avrà l’effetto di coinvolgere anche Circumvesuviama, Sepsa e MetroNapoli NordEst in quanto le stesse hanno debiti verso EavBus per circa sedici milioni. Pertanto il curatore va al recupero verso queste aziende con le conseguenze del caso. Ritengo impossibile che si possa arrivare ad un fallimento in questo modo senza che ci sia malafede da parte di chi gestisce il trasporto pubblico. Dall’assessore Vetrella, agli amministratori e ai dirigenti. Questa è una storia dove ci sono molti responsabili che devono pagare». 


Fonte: Il Mattino di Napoli del 16-11-2012

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Dove sono adesso i viaggiatori che protestavano indignati? Quelli che dicevano che non bisognava tirare troppo la corda? Siete stati bravi a protestare ed inveire contro i "piccoli", dal gestore al capotreno al macchinista. Adesso avete gli attributi per andare a protestare ed inveire contro Presidente, dirigenti e politici in generale? Da buoni Italiani non credo, sappiamo prendercela solo tra deboli ed intanto questi ci stanno divorando.

Anonimo ha detto...

Adesso si cerca la solidarietà dei VERI lavoratori dopo lo scempio perpetrato per anni con rivendicazioni sindacali di natura puramente salariale senza alcuna produttività e con l'aggravante di non tenere per niente in conto le 'bestie' che stavate trasportando. Troppo tardi per ravvedersi e per denunciare le responsabilità della dirigenza: avreste dovuto farlo prima. Adesso vi aspetta quello che molti veri lavoratori stanno già provando da tempo: la paura di restare senza lavoro.