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10 novembre 2012

DA IL MATTINO DI NAPOLI DEL 10 NOVEMBRE 2012


Francesco Gravetti 
Ci sono i furgoni e i pullmini, ma anche le monovolume: sei posti a sedere che possono diventare di più se ci si stringe e non si va troppo per il sottile. Si sale, si molla un euro all’autista (qualcuno prende anche 50 centesimi) e ci si fa portare a destinazione. È l’ultima frontiera di chi viaggia in provincia di Napoli e fa i conti ogni giorno con l’incertezza di trovare il treno o l’autobus per raggiungere il posto di lavoro o di studio: il trasporto abusivo. Ci sono sempre stati quelli che venivano in soccorso ai pendolari offrendo un passaggio in cambio di denaro, ma la crisi della Circumvesuviana ha fatto crescere il fenomeno a dismisura. Le navette abusive ora si aggirano dalle parti delle stazioni e raccolgono i «profughi» della Circum: gente che aspetta disperatamente il treno da ore e nel frattempo pensa al rimprovero del datore di lavoro (che magari minaccia di licenziarti) o alla versione di latino saltata. Arriva la navetta e sembra l’arca di Noè: l’ultima possibilità di salvarsi. 
Ce ne sono soprattutto a Nola, a Castellammare, a Volla ma anche nella periferia di Napoli, come Barra e Ponticelli. Quelli «storici» trasportano quasi esclusivamente cittadini fidelizzati, per esempio studenti. In quel caso la tariffa è forfettaria: cinquanta euro per tutto il mese. Alcuni, soprattutto nel nolano, fanno circolare persino il numero di telefonino: chiami e prenoti il viaggio, comodamente. I nuovi abusivi, invece, venuti fuori proprio a causa della crisi della Circumvesuviana, si muovono con maggiore circospezione. Tutti fanno, comunque, tratte interne: «Qui a Porta Nolana non se ne vedono, ma non mi stupirei se il fenomeno continuasse a crescere» dice Gennaro Conte dell’Orsa. «Un peccato che non ci siano pure a Terzigno, farebbero comodo» ammette candidamente Annarita, studentessa di Lettere Moderne. Per raggiungere Napoli, però, sta facendosi largo anche il «car sharing», soprattutto sui social network. Appena un mese fa è nato «Car pooling ingegneria Federico II» su facebook ed il gruppo ha già quasi 700 iscritti. Sulla bacheca si postano i tragitti e si cerca di andare all’università con una sola automobile, risparmiando sulla benzina ed evitando la via Crucis di Circumvesuviana, Cumana, Eavbus. Enzo Ciniglio, pendolare da anni e frequentatore storico della Circumvesuviana ha invece deciso di usare i treni delle ferrovie dello Stato: «Arrivo fino a Casalnuovo con l’auto e poi prendo il treno delle Fs. So che molti altri stanno mollando la Circum dopo anni di fedeltà, ma è diventato inevitabile. In ogni caso mi auguro sempre che il servizio possa rilanciarsi, l’azienda resta un patrimonio di tutti». 
Intanto il gruppo «No ai tagli della Circum» ha deciso di dare vita all’ennesima protesta, dopo la petizione di qualche mesa fa: centinaia di email indirizzate a Vetrella, Polese, Caldoro per chiedere chiarezza. Questo il testo: «La situazione in cui versa il servizio della Circumvesuviana ha portato allo stremo tutti, viaggiatori e dipendenti. Un viaggio quotidiano fatto di precarietà, incertezze, abbandono, il tutto accompagnato da un coro di bestemmie, imprecazioni che aumentano ancora di più il senso di stare in una nave alla deriva senza nessuna guida. L’annunciato cronoprogramma di Vetrella è fallito, così come si sono volatizzate le corse in più annunciate a settembre. Siamo in piena emergenza senza essere informati su che succede e cosa si sta cercando di fare. E invece è un nostro diritto essere informati». 

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