BREVI, FLASH, ANNUNCI.....

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12 ottobre 2012

SENZA PAROLE...O QUASI.


E SE AL POSTO DEL RAGAZZINO CI FOSSE STATO FIORITO ? 

COL CACCHIO CHE LO PORTAVANO VIA DI PESO !




Roma. «C'è da essere scandalizzati. Il video è di una violenza scioccante e, se davvero ci fosse dietro un caso di Pas, la sindrome da alienazione genitorale, vuol dire che questo bambino è stato doppiamente vittima: della guerra fra genitori, e della violenza di uno Stato che lo allontana da casa e dal suo mondo, rappresentato dalla scuola». Lo sottolinea Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta presidente della Fondazione Movimento bambino onlus, stigmatizzando la vicenda del bambino di Padova, filmato mentre viene allontanato a forza dalla scuola.
«La vicenda, assolutamente incredibile, evidenzia una visione adultocentrica in cui non si è tenuto minimamente conto dei sentimenti del bambino. Per lui, infatti - spiega l'esperta - la scuola non è affatto un luogo neutro, ma un luogo sociale importantissimo, per la presenza degli amici e dei compagni. Un trattamento peggiore di quello subito da Pinocchio, per una vicenda in cui lui - sottolinea Parsi - non ha nessuna colpa. Ma anzichè lavorare con gradualità sui genitori, sulla madre sembrerebbe in questo caso, con un'opera di mediazione, si è optato per un allontanamento forzato del bambino dal suo ambiente, dalla sua casa, dalla sua cameretta, con un'azione plateale sotto gli occhi dei suoi compagni e degli insegnanti. E per fare cosa? Per metterlo, anche se temporaneamente, in un istituto. Ma qualcuno si rende conto della gravità del danno biologico subito da questo bambino? Come farà - si chiede l'esperta - a fidarsi ancora della società, dopo quello che gli è capitato, oltre tutto a scuola?».
Nel Pas «il bambino è vittima della conflittualità tra gli adulti, in lui c'è un conflitto di lealtà. Ma in questo episodio si è visto che, dal momento che madre e padre non si accordano, è lui ad essere allontanato da casa, dalle sue cose, dai suoi amici e dalla scuola. Insomma, questo bambino - conclude Parsi - è stato vittima per ben due volte». 



Fabio Scandone
«Caso grave, gravissimo, come dimostra peraltro la decisione della polizia di scusarsi. Ma il problema non riguarda affatto solo gli agenti e le modalità dell’esecuzione a Padova, ci sono responsabilità a monte che vanno messe ben in chiaro». Vincenzo Spadafora, napoletano, Garante per l’infanzia, è netto: il caso di Padova «è solo la punta di un iceberg che nel mio ruolo vivo quasi quotidianamente e che va risolto a molteplici livelli, pena il ripetersi di questi episodi terribili».
Andiamo con ordine, Garante: lei parla di responsabilità plurime. Proviamo a elencarle, per favore.
«Certamente. Siamo di fronte all’azione della polizia, in pieno giorno, davanti alla scuola e in presenza di pubblico: tutto ciò è estremamente grave e di questo è stata fatta ammmenda. Ma non è tutto: nella vicenda entra in campo il giudice che definisce le modalità dell’intervento: gli agenti non si muovono da soli ma in ottemperanza a disposizioni. Perchè non si è tenuto conto del contesto, soprattutto la presenza di altri bambini?»
E questo vale per il giudice. Ma lei fa riferimento anche ad altro, vero?
«Sì, e voglio dirlo molto chiaramente: pesa l’assenza in Italia di una riforma della giustizia minorile che tenga conto esattamente di questi problemi. Pur di fronte alle sollecitazioni dell’Ue il Parlamento italiano è fermo. Non c’è una normativa, e questo determina un altissimo tasso di discrezionalità, proprio come è accaduto a Padova».
In attesa che le forze politiche trovino la forza per una intesa parlamentare anche sulla riforma della giustizia minorile, lei immagina dei correttivi possibili già ora?
«Penso anzitutto ad un ascolto serio dei minori, capace di tenere conto di sensibilità ed esigenze. Sia chiaro, non di strumentalizzare l’opinione del minore ma di comprenderne le ragioni profonde. E a questo proposito posso dire di aver parlato proprio oggi con Manganelli trovandoci in piena sintonia sulla necessità di formare meglio e in chiave mirata quei settori della Pubblica sicurezza più a contatto con i minori».
Una sorta di task force a tutela dei bambini?
«Io dico una azione formativa al fine di avvicinare e comprendere al meglio il mondo dell’infanzia proprio nel senso dell’ascolto di cui le parlavo prima. Questo è possibile ed eviterebbe casi disastrosi come quelli di cui stiamo parlando, ma che ripeto non sono un unicum purtroppo».
Garante, quanto peserà secondo lei questo l’episodio di Padova sul piccolo? 
«Molto, moltissimo. Anche se ho notizie di un bambino allo stato tranquillo, sono traumi che si protraggono per anni, che hanno bisogno spesso dell’intervento di specialisti per essere risolti. Questi sono episodi che minano l’equilibrio dell’infanzia».
È alla famiglia in guerra per l’affidamento cosa si sentirebbbe di dire?
«Di far prevalere sempre l’interesse del bambino e della sua sensibilità perchè quando la conflittualità tra genitori si scarica esclusivamente sul figlio, allora - senza retorica - è davvero la fine della civiltà».

Da Il Mattino di oggi.

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