BREVI, FLASH, ANNUNCI.....

CHIUSO PER FERIE

21 ottobre 2012

IL signor PREFETTO "DI FERRO" SE LA POTEVA PROPRIO RISPARMIARE



5 commenti:

Anonimo ha detto...

La si smetta di governare con "il manganello". “L'Ordine pubblico” è lo svolgimento lineare della democrazia...Non è con lo svillaneggiare uomini che dichiarano guerra al malaffare che si afferma lo STATO... Il sacerdote vive in un territorio di frontiera dove l'abuso è la norma e la legalita è un simulacro svuotato di energie e di valori....La sua testimonianza ha non solo, il valore di pretendere maggiore attenzione dalle Istituzioni verso il territorio,ma aiuta la cittadinanza a combattere Inquinamento e Depredazione e CAMORRA...
E mentre ancora ci sono " UOMINI DI BUONA VOLONTA',prospera una classe politica che mortifica sia la morale che l'istituzione ....
Lo Stato che si atteggia a prepotente per l’imbarazzo di non sapere governare è un Re nudo d’altri tempi.Personaggi che popolano un'Italia precipitata nel 1600....APPUNTO!Un'Italia da: Promessi Sposi.

CAPITOLO 13

Nella seconda parte del capitolo il Manzoni descrive la figura del cancelliere Antonio Ferrer:..Il Cancelliere sembra amico del popolo,ma nella realtà cura solo la sua posizione sociale...Ambiguo,ampolloso,uomo di potere,aduso a soccorrere il forte...
Nella narrazione egli promette al popolo giustizia,ma in realtà aiuta il VICARIO a salvarsi dalla folla, senza punirlo.
L'altro simbolo che utilizza il Manzoni è la lingua...Il cancelliere parla due lingue:
l'italiano e lo spagnolo. Mentre parlando in italiano rassicura il popolo, promette pane e giustizia, in spagnolo esprime le sue reali intenzioni, senza però farsi capire dalla folla.

(DOPPIEZZA!!!!)


Sin dalle prime pagine de “I promessi sposi” il Manzoni ci presenta una società ingiusta e violenta che risolve i problemi e le questioni sociali con la forza dei potenti. L'autore ci descrive la dura situazione delle persone sottomesse alla dominazione ed alle prevaricazioni.I deboli sono costretti a subire i soprusi dei potenti e non sono tutelati dalla giustizia, che si limita a emanare gride su gride senza alcun effetto positivo.(Leggi ad personam...L'ultima in ordine di tempo è quella sul reato di diffamazione a mezzo stampa...Una libera e diversa interpretazione sulla CENSURA)
Infatti l'autore, proprio in questa occasione, cita diverse gride che però servono solo a rendere le leggi più ampollose e non fanno altro che favorire le classi privilegiate. Notabili e signorotti locali, avendo un'elevata influenza sulle istituzioni, eludono le gride e fanno prevalere il proprio potere. Il clima di ingiustizia e di violenza è rappresentato dall'ancora forte potere feudale, e dalla totale inefficacia della giustizia, la cui organizzazione burocratica,si rivela lenta e macchinosa. Anche gli intellettuali, e taluni uomini di chiesa sono condizionati ad accettare le logiche di sfruttamento:Don Abbondio e Azzecca-garbugli, uomini comuni,diventano le vittime e insieme gli strumenti di trasferimento dell'oppressione, ed è a questo proposito che il Manzoni scrive la sua massima:
“I PROVOCATORI,I SOVERCHIATORI,tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi”.
Il tema dell'ingiustizia assume tutta la sua evidenza nel terzo capitolo, attraverso la figura di Azzecca-garbugli. Egli è un personaggio comico, ma è anche una figura drammatica, in quanto rappresenta la crisi del Seicento, l'impoverimento dei valori morali e il rispetto servile nei confronti del potere. Anche la scelta, da parte di Don Abbondio, del sacerdozio, viene motivata dalla ricerca del quieto vivere piuttosto che dalla fede e dalle tristi condizioni di questa società, in cui le vari classi sociali si organizzano in corporazioni, così da essere più forti nel combattere contro le angherie….

Parafrasando il FERRER:
("Pedro, adelante con juicio", avanti con prudenza, in riferimento alla difficoltà di far avanzare la carrozza in mezzo alla folla).

Il mastino di Baskerville

Anonimo ha detto...

E' l' estrema meschinità di chi non avendo ragione o valido argomento da opporre, si ripara e minaccia con il potere della sua carica ( chissà come ottenuta???) come la classica frase : " Lei non sa chi sono io !!!" . Forse un giorno guardandosi allo specchio capiranno da soli chi sono effettivamente........!!
Angelo Buonocore

Anonimo ha detto...

Poveraccio....che uomo...cosa dirà un giorno quando andra davanti a Dio?
perchè, nonnostante il suo arrogante potere,
non potrà evitarlo in alcun modo.
mi dispiace per lui!!!!!!!!!
Pasquale Pirozzi

Anonimo ha detto...

Da Il FATTO QUOTIDIANO del 21 Ottobre di Stefano Caselli
“ Signora a chi?”.E il Prefetto umilia il prete anti-roghi…..


Non sembra aver capito nulla il PREFETTO di NAPOLI A. De Martino,che ha pubblicamente umiliato il Parroco di Caivano,Don Maurizio Patriciello,reo di essersi rivolto al Prefetto di Caserta Pagano chiamandola Signora: “Ho dovuto evidenziare che per il rispetto istituzionale quell’appellativo non era giusto”…
Tralasciando il passaggio in cui il Prefetto tuona contro Don Maurizio chiedendogli “ Se io la chiamerei Signore lei cosa penserebbe”,vien da chiedersi a cosa pensi De Martino quando parla di ISTITUZIONI.Per rendersene conto,forse potrebbe passare un intero pomeriggio in compagnia di Don Maurizio nella sua parrocchia del quartiere “ città verde “ di CAIVANO,grande periferia NORD di Napoli…Vedrebbe meglio le ceneri dei roghi di rifiuti tossici smaltiti illegalmente dovunque,scoprirebbe i cumuli di copertoni,chiaro avvertimento della criminalità organizzata….Respirerebbe meglio l’odore acro della diossina che la gente di Caivano e di decine di altri comuni è costretta a respirare ogni giorno….Vedrebbe Don Maurizio passarsi un fazzoletto bianco sulla fronte sudata per ritrovarselo annerito tra le mani….Vedrebbe “ LA GENTE “ della sua parrocchia in fila per un pacco di pasta,e qualche altro genere alimentare,ascolterebbe le loro storie raccontate con discrezione dal Sacerdote…….Ma soprattutto il Prefetto,così ligio al decoro istituzionale, capirebbe da quel parroco di periferia,che per quella gente,è la sola istituzione esistente…
Don Maurizio Patriciello è la voce pulita della “ città verde “ di Caivano,una zona in cui uno studio commissionato nel 2008 dalla Marina Militare degli Stati Uniti proibisce ai cittadini americani di risiedere perché gravemente insalubre…Una voce che Don Patriciello porta continuamente in giro,perché non è possibile rassegnarsi a vivere in una discarica a cielo aperto…Lo ha fatto anche in PREFETTURA ed è stato umiliato…Una scena da film di TOTO’….Ci sarebbe poco da sorridere,ma non è detto…L’avvilente performance prefettizia è ora un video cliccato da migliaia di persone(sia LODE A GIONA)….Da oggi sarà più difficile ignorare la voce della “ TERRA DEI FUOCHI “,quelli che a ogni tramonto accendono il cielo di CAIVANO e uccidono lentamente i polmoni….A NORD di Napoli è la norma…(A dire il vero:anche al SUD)…
E MENO MALE CHE LE ISTITUZIONI TENGONO AL DECORO,ALTRIMENTI CHISSA’ CHE DISASTRO…….

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Il Prete?Per “ I benpensanti “,è disubbidiente e procura solo DIS-ORDINE PUBBLICO….Offende il decoro e va redarguito davanti “ alla sua gente “…..Il Prefetto tanto ligio al decoro istituzionale,si è reso conto che mortificando “ Fra Cristoforo “,offende non solo il suo impegno sociale,ma anche ciò che l’abito talare rappresenta???
Non siamo a Pescarenico,ma a CAIVANO...Ed il nostro Fra Cristoforo si chiama Don Maurizio…
Non solo!I Bravi e Don Rodrigo nella terra dei fuochi si chiamano:CASALESI….
Nella terra dei casalesi c’è solo fumo nero di roghi e assenza di legalità….Assenza di RESPONSABILITA’….
Assenza di Stato….
Don Patriciello:”Non ho nemmeno il coraggio di guardarli in faccia.Nel Vangelo c’è scritto di dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati.Questo forse lo facciamo ancora,ma l’aria?Senza cibo si può resistere anche per giorni,ma senza aria si muore ogni mattina…..”


Guglielmo da Baskerville




Anonimo ha detto...

Il testo di Quelli che Benpemsano



Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi a far promesse senza mantenerle mai se non per calcolo, il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile, la posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere e non far partecipare nessun altro, nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro: niente scrupoli o rispetto verso i propri simili perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili.
Sono tanti arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti, sono replicanti, sono tutti identici guardali stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere. Come lucertole si arrampicano, e se poi perdon la coda la ricomprano. Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno, spendono, spandono e sono quel che hanno.
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…

…e come le supposte abitano in blisters full-optional, con cani oltre i 120 decibels e nani manco fosse Disneyland, vivon col timore di poter sembrare poveri, quel che hanno ostentano e tutto il resto invidiano, poi lo comprano, in costante escalation col vicino costruiscono: parton dal pratino e vanno fino in cielo, han più parabole sul tetto che S. Marco nel Vangelo e sono quelli che di sabato lavano automobili che alla sera sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli, medi come i ceti cui appartengono, terra-terra come i missili cui assomigliano. Tiratissimi, s’infarinano, s’alcolizzano e poi s’impastano su un albero, boom! Nasi bianchi come Fruit of the Loom che diventano più rossi d’un livello di Doom…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…

Ognun per se, Dio per se, mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica, mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano. Mani che poi firman petizioni per lo sgombero, mani lisce come olio di ricino, mani che brandiscono manganelli, che farciscono gioielli, che si alzano alle spalle dei fratelli. Quelli che la notte non si può girare più, quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv, che fanno i boss, che compran Class, che son sofisticati da chiamare i NAS, incubi di plastica che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara ma l’unica che accendono è quella che dà loro l’elemosina ogni sera, quando mi nascondo sulla faccia oscura della loro luna nera…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…