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CHIUSO PER FERIE

27 luglio 2012

L'ABBANDONO DEL TERRITORIO


Quando circa 15 anni fa, la Circumvesuviana incominciò a impresenziare gli impianti ferroviari, la percezione di molti dei vecchi ferrovieri, fu quello che un'epoca stava finendo.
Certo non immaginavano che da quel giorno, dalle fermate si sarebbe passati ad impresenziare anche le stazioni e che oggi su 88 impianti ben 24 sono impresenziati mentre altri 8 sono presenziati solo di mattina.
Queste cifre ci devono indurre ad una seria riflessione. In primis, dobbiamo chiederci se il gioco vale la candela. Sia in termini della tanta vantata qualità del servizio offerto, propinata dall’azienda nella carta della mobilità, infatti quanti viaggiatori abbiamo perso per la paura di trovarsi da soli in balia di qualche balordo in una stazione impresenziata e quindi non solo per i treni insufficienti e malridotti.
Ma anche per i termini economici, dato che la scelta di impresenziare, risponde ad una logica di riduzione del costo del personale. Ed allora quanto costano, ogni giorno intere squadre di operai che vengono inviate a riparare per quanto possibile i danni provocati da atti vandalici, per non parlare di continui furti che avvengono in questi impianti. Furti che ammontano a centinaia di miglia di euro.
Solo nell’ultimo periodo – Nella stazione di Volla, furto nel deposito materiale – Nella fermata di Cisterna, pannelli di alluminio asportati mentre è mancato poco che non si portassero via il motore della scala mobile. – San Vitaliano, Salice, Brusciano porte ed infissi – ed ancora impianti di diffusione sonora, ecc. ecc..
Per non parlare del danno proveniente dai mancati incassi della vendita dei biglietti. Con tante biglietterie chiuse infatti, nell’ultimo anno la Circumvesuviana ha visto ridursi di circa 4 milioni di euro i propri introiti.

Diciamo basta e invitiamo i Dirigenti a un profondo mea culpa è loro la colpa dello sfascio che è sotto gli occhi di tutti. E crediamo che sia giunto il momento di riconsiderare quella figura del "gestore" di stazione o di fermata, tanto vituperata in "patria", quanto oggi rimpianta dai viaggiatori.

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