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25 giugno 2017

Fwd: COMUNICATO STAMPA SU MANIFESTAZIONI IN PIAZZA CONTRO L'ABOLIZIONE DEL RD 148 E SUL DIRITTO DI SCIOPERO


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From: OR.S.A. AUTOFERRO-TPL Campania <orsaautoferrotplcampania@gmail.com>
Date: dom 25 giu 2017 alle 10:11
Subject: Fwd: COMUNICATO STAMPA SU MANIFESTAZIONI IN PIAZZA CONTRO L'ABOLIZIONE DEL RD 148 E SUL DIRITTO DI SCIOPERO
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Comunicato Stampa

Era prevedibile: quando si pensa, in una Commissione Parlamentare, di  bypassare  il  confronto  sindacale sui diritti di chi lavora con un emendamento la reazione non poteva che essere quella che è stata, cioè una protesta che, soprattutto in alcune città, è andata al di là dell'appartenenza a questa o quella sigla sindacale ed è stata l'amaro frutto di una ingiustificata (e per certi versi inutile) forzatura: quella di abolire il Regio Decreto 148 per preparare, così, la stagione delle privatizzazioni senza  regole.

Ora politica e Istituzioni, invece che porsi il problema di mettere a mercato i servizi pubblici essenziali garantendo non solo l'economicità della gestione, ma anche le tutele occupazionali, salariali e contrattuali dei lavoratori del settore invocano una nuova regolamentazione del diritto di sciopero che eviti a sigle sindacali cosiddette "minoritarie" (dalle percentuali di adesione diffuse dai media non parrebbe…) di tenere "ostaggio" il Paese.

E tutti i giornali sono corsi ad aggiungersi al coro intonato da esponenti delle forze politiche di governo, come spesso accade con gli scioperi nei servizi, invece di porsi la domanda principe: perché i lavoratori scioperano e di chi sono le responsabilità ?

Una domanda scomoda, alla quale nel caso specifico si dovrebbe dare la seguente risposta: chi ha partorito l'abolizione del Regio Decreto (certo una Legge datata, ma a garanzia di un rapporto di lavoro tutelato, cosa che evidentemente oggi dà fastidio) con un altro Decreto ha scelto la strada dello scontro, magari per ingrossare, dopo una reazione come quella di ieri, le fila di coloro che  intendono  comprimere ancora di più il diritto di sciopero.

Poco importa che l'attuale regolamentazione italiana sia la più "repressiva"  dell'intera  Unione  Europea, poco importa che sia stata l'assenza di un confronto  con le parti sociali  ed  il proditorio  attacco ad una Legge che regola il rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri a scatenare la rabbia dei lavoratori che – non dimentichiamolo – aderendo alla protesta ci rimettono in proprio, perdono i loro soldi unicamente al fine di evidenziare un disagio ed un dissenso che una classe politica  attenta dovrebbe saper cogliere: altro che repressione del diritto!

Invece che i soliti slogan sugli scioperi corporativi e sul Sindacato "che guarda indietro", dalle Istituzioni e dagli organi di stampa ci aspetteremmo un commento più rispettoso verso chi rivendica dei diritti ed una capacità di analisi più obiettiva sulle scelte che si stanno compiendo nell'ambito del Trasporto Pubblico Locale.


 

 

La stessa Commissione Europea, in tema di trasporto pubblico, ha invitato gli Stati membri – al fine di agevolare il contenimento dei costi – ad avviare le liberalizzazioni raccomandando che nel contempo il risparmio non ricada sui viaggiatori e sui lavoratori che operano nel  settore.

Dunque,  persino alla Comunità Europea, da sempre in prima linea per la messa a mercato dei servizi,    è parso evidente che la competizione non può realizzarsi attraverso il peggioramento delle condizioni di lavoro e lo scadimento del servizio, ma solo privilegiando le capacità imprenditoriali tra  competitor.

Una Direttiva che evidentemente sta stretta agli italici estensori del Decreto Legge 50/2017 che, guarda caso, hanno previsto – a surrettizia tutela del lavoro – che in caso di cambio appalto venga applicato il Contratto Collettivo Nazionale di settore. Ma di che Contratto parliamo? Di quello che non esiste,  perché in Italia (a differenza di altri Paesi) non si è mai voluto intervenire sulle garanzie di applicazione di un Contratto di Lavoro omogeneo per tutte le Imprese che operano nel settore, con la conseguenza   che in Italia i dipendenti sono soggetti a normative contrattuali sensibilmente diverse in termini prestazionali e soprattutto economici. Non bastasse il Decreto appena trasformato in Legge con la "manovrina Gentiloni" si limita, nei casi di cambio appalto, a garantire le norme previste dal solo Contratto Collettivo di 1° livello, buttando a mare tutta la contrattualistica aziendale e gli accordi. in  essa ricompresi con ricadute economiche negative sui lavoratori e decurtazione dei salari.

Su questi temi ORSA Trasporti – Autoferro TPL è impegnata a coinvolgere partiti, comitati pendolari e cittadini perché si contemperi il diritto alla mobilità e la qualità del servizio a regole comuni sul lavoro, attraverso la definizione di una Clausola Sociale su occupazione, salario e contratto che sia esigibile    ed impositiva nei bandi di gara del trasporto pubblico.

 Il nostro Paese non ha bisogno di una legge che comprima ancora di più il diritto costituzionale di   scioperare ma di una cultura di Governo che sappia coniugare gli interessi dei cittadini con i diritti di     chi lavora.

 Per protestare contro l'abolizione del R.D. 148 che segna l'apertura alla, liberalizzazione, privatizzazione del settore e alla precarizzazione del contratto di lavoro attraverso l'applicazione del Jobs Act., a Napoli saremo  lunedì 26 giugno a piazza Plebiscito  alle ore 11.00.

 

 

Napoli,  25 giugno 2017



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Distinti saluti
Giovanni Navarone
 Circumvesuviana
Gestione Turni rete (GTR)
cell 3935452482 (81089 cod)


 

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