La frase, che dà il titolo al post, pronunciata da Rudy Garcia, attuale allenatore della Roma calcio,
all’indomani della vittoria in un derby con la Lazio, nella nostra lingua ha il significato di rimettere le cose a posto, esattamente ciò che si è prefisso di fare il sindacato OrSa nella squallida vicenda dell’esternalizzazione – internalizzazione dei PP.LL. aziendali.
Per capire a che livello è arrivata la connivenza tra la dirigenza EAV e le solite sigle sindacali, (che non nominerò, non per un eccesso di cautela, non faccio mai illazioni e sono sempre in grado di provare in modo inconfutabile le mie affermazioni, ma per una sorta di riluttanza nel pronunciarle), occorre ripercorrere la storia dell’intera faccenda. La storia inizia con il ricorso di un lavoratore della ditta So.Ga.F, alla quale le Ferrovie dello Stato avevano affidato la custodia dei propri PP.LL., che cita F.S. per “interposizione di manodopera”.Il 16/05/2000, il Tribunale di Benevento, sez. Lavoro, accoglie, con sentenza n 119/2000, il ricorso del lavoratore. L’iter giudiziario si conclude il 22/08/2003, allorquando la Corte di Cassazione condanna, con sentenza n 12363, F.S. e la ditta So.Ga.F per “interposizione di manodopera”, avendo ceduto F.S. alla ditta citata l’attività di custodia PP.LL., ed intima ad F.S. di assumere il ricorrente.
Il processo di esternalizzazione dei PP.LL. nell’ex Circumvesuviana inizia ufficialmente con l’ODS n 239 del 3/08/2004, che abilita alle “funzioni di operatori di linea” 28 dipendenti della ditta Florida 2000,(nel tempo, tra ditta Sacom e ditta Florida 2000, essi raggiungeranno la considerevole cifra di 99).Basta semplicemente leggere i cognomi di coloro che sono presenti negli elenchi degli operatori di linea abilitati, per capire quanto essi siano direttamente o indirettamente riconducibili a delegati delle sigle sindacali non nominate per la riluttanza di cui sopra.
Detto ciò, anche i lettori meno attenti si chiederanno come sia stato possibile iniziare , circa un anno dopo che è stata emessa una sentenza della Suprema Corte, che stabilisce in modo chiaro ed inequivocabile che il personale addetto alla custodia dei PP.LL deve essere personale diretto dell’azienda esercente il trasporto, un processo di esternalizzazione dei passaggi a livello. Ovviamente, la sentenza in questione è stata fonte d’ispirazione per i i delegati coinvolti, per progettare l'operazione. Per chi ancora non l’avesse capito, quella portata a termine non è un’operazione di esternalizzazione di un servizio, ma semplicemente l’assunzione mascherata di parenti ed affini di delegati sindacali, legati a filo doppio con una dirigenza aziendale, che poi non esita a passare all’incasso, presentando il conto a detti sindacalisti.
Purtroppo tale conto, estremamente salato, lo pagano i lavoratori. A questo punto, credo che, le motivazioni che hanno indotto tali sindacati a firmare l’accordo regionale del 16/12/2011 siano chiaramente intellegibili. Il conto è stato saldato. Ricordate le pernottazioni? La loro eliminazione probabilmente è servita per “finanziare” l’assunzione menzionata. Il sindacato OrSA, da sempre chiede che siano coperti gli organici, (la copertura degli organici era uno dei punti delle richieste su cui l’OrSa ha iniziato una procedura di raffreddamento, conclusasi con un verbale negativo siglato il 29/04/2015 al cospetto del Prefetto di Napoli e relativo sciopero.). Pertanto è favorevole a nuove assunzioni, purchè queste avvengano in assoluta trasparenza, nel rispetto delle pari opportunità e non in attuazione del più becero nepotismo.
Chi scrive ritiene che, magari, volendo fare uno strappo alla regola, un’operazione del genere poteva essere utilizzata per chiudere l’annosa questione del padre-figlio, risarcendo i lavoratori buggerati da un accordo fatto fallire non si sa da chi, (o forse si).I Latini, gente saggia dicevano “Cicero pro domo sua”, massima che i bravi delegati hanno, evidentemente, Non paghi del risultato ottenuto, è bene ribadirlo, a danno di tutti i lavoratori onesti del gruppo EAV, i delegati in questione si sono adoperati affinchè i loro protetti, divenuti dal 1/1/2015 personale Eav, potessero in barba a quanto previsto dalla normativa vigente, conservare le residenze di lavoro a loro più gradite, millantando un’anzianità di servizio risalente al periodo in cui essi lavoravano per le ditte coinvolte nella “pastetta”, (non avevo altri termini).Per loro sfortuna, qualcuno si è preso la briga di spulciare qualche transazione firmata da costoro, per porre fine al contenzioso con l’azienda, scoprendo che l’anzianità millantata era valida solo ai fini economici, per cui la loro l’anzianità giuridica partiva dalla data di assunzione in EAV, (1/1/2015).Il sindacato OrSa si sta attivando al fine di consentire a tutti i colleghi anziani dei PP.LL., ingiustamente deportati , per far spazio ai “privilegiati”, (altro che figliastri), di ritornare a lavorare nelle sedi da loro occupate prima dell’esternalizzazione dei PP.LL.
Speriamo, quindi, che quanto prima, la chiesa venga riposizionata al centro del villaggio.La tracotanza dei “ privilegiati”, che deriva evidentemente dall’essere stati assunti senza avere alcun titolo ed alcun merito, a meno che non si voglia considerare merito essere figlio o parente di qualche delegato sindacale o di qualche dirigente aziendale, però, non ha limiti.Essi non solo non hanno il pudore di tacere, ma addirittura pretendono di partecipare ai concorsi interni, pur non avendo la prevista anzianità aziendale, o come recita l’Ods 190/2015 senza “almeno due anni di servizio effettivamente svolto alle dirette dipendenze dell ‘ EAV” .Vorrei ricordare al direttore di questo blog, che tale regola è stata fatta valere anche nei confronti dei primi lavoratori assunti in virtù delle sentenze sull’interposizione di manodopera. Ai suddetti lavoratori , rivestenti la qualifica di deviatori, all’epoca non fu consentito di partecipare ai concorsi interni, in quanto non possedevano la cosiddetta stabilità.Quindi, se la norma sulla stabilità venisse disattesa, in questo caso, e stavolta a giusta ragione, caro Direttore, potremmo parlare di “figli e figliastri”.Il sindacato OrSa si batterà sempre affinchè le regole vengano rispettate, e per impedire che siano posti in essere favoritismi, soprattutto nei confronti di personale con un tale peccato originale. Dura lex sed lex.
In conclusione, consentitemi, però, uno sfogo. I colleghi “non privilegiati” iscritti alle sigle sindacali citate, ma non nominate,(tanto non c’è ne bisogno), sono quelli maggiormente critici su temi quali le condizioni di lavoro o (quello maggiormente sentito), della contrazione del tenore salariale. Spesso, essi, anziché ai delegati dei sindacati a cui appartengono, si rivolgono al sottoscritto che, un po’ in virtù del suo “ecumenismo”, un po’ per i doveri deontologici del buon sindacalista, ascolta con attenzione, risponde ad ognuno e propone delle soluzioni. A volte, però, credetemi, la voglia di rispondere a costoro: “ ma ch t’allamiente a ‘ffa”, diventa quasi insopprimibile. Consentitemi di chiudere con una perla di saggezza popolare: All’altare sgarrupato nun s’appiccene cannele. (Ogni riferimento a fatti o persone reali o realmente accaduti è puramente voluto).
PS. Coloro che intendessero approfondire la questione, possono contattare il sindacato OrSa, che fornirà, anche via email, copia della sentenza di Corte di Cassazione citata, copia dell’OdS n 239/2004, nonché una meticolosa, quanto illuminante ricostruzione cronologica dell’intera vicenda dell’esternalizzazione – internalizzazione dei PP.LL redatta dal collega Iasio Augusto.
Rosario Mele
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