BREVI, FLASH, ANNUNCI.....

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7 settembre 2014

I RACCONTI DI BRUNO



Molti amici e colleghi mi hanno chiesto di tornare a scrivere e mi sono reso conto che molti non si limitano a guardare parole scritte ma a leggere e pensare.
E cosi hanno stimolato la mia attenzione e il mio rispetto per loro. Ma non mi occuperò per questa volta di temi EAVici e Circumvesuvianici. Infatti, molti non sanno che scrivo racconti magari stupidi, ma che piacciono a persone in tutta Italia ( e purtroppo gratis).
Non soddisfatto della televisione, mi creo i racconti nella mente e i personaggi di varie epoche ma con attinenze attuali. Per cui ho trascritto un episodio per chi nella sera di turno in stazione vuole distrarsi qualche minuto con un racconto che per poco tempo lo porti lontano nel luogo e nell’epoca.  Questo che segue è l’episodio iniziale da un mio scritto (esagerato dire romanzo),  il cui protagonista è un personaggio che ha similitudine con l’Abate del “Nome della Rosa” di Eco; simile ma con un retroterra da peccatore che espia un orrendo misfatto combattendo il male con ogni mezzo, anche se con metodi umanamente discutibili ma estremamente efficaci. Il testo, comincia con una presentazione del personaggio, che scrive un segreto diario che ipoteticamente leggiamo noi curiosoni.
E ovvio che essendo letto da molte persone che stimo, apprezzerei suggerimenti e opinioni da parte loro.
Per chi non stimo (e purtroppo ce ne sono) , continuate come sempre: guardate lo scritto ma senza leggere e pensare.
Bhe cominciamo a sfogliare la pergamena del vecchio manoscritto, un abbraccio agli amici a cui ho promesso che avrei scritto di nuovo sul blog:



“Qui in convento il priore mi conosce come Ulf, ma tutti mi chiamano fratello Alfio.
Ora sono un monaco cappuccino, ma la mia missione è ancora  di combattere l’ingannatore, non ho discepoli, ma qualcuno troverò tra i coraggiosi puri di cuore, per continuare la mia opera, la missione cui fui addestrato da giovane fratello dei poveri Soldati di Cristo.
Allora non sapevo cosa ero; se ero il bene o il male,  cominciai a sospettarlo quando mi resi conto che i miei fratelli, pur essendo valorosi combattenti, mi temevano. So solo che ero una creatura di Dio, sia nel bene che nel male e dovevo obbedire alla fede del mio creatore. La mia vita non aveva importanza e nemmeno quella altrui,  mi si diceva di obbedire e difendere i protetti da Dio e non badavo al male o al dolore che avrei procurato nel farlo, ma contava solo che chi avrei protetto sarebbe vissuto lodando e ringraziando l’immenso e luminoso nome di Dio.”
Questo solo sapevo fare, non mi interessava altro, dove c’era la morte c’era emozione per la mia anima, io correvo gridando il nome di Cristo e agitando la mia affilata spada , sperando che se nelle anime perverse che affrontavo, se c’era un barlume d’ innocenza li avrebbe spaventate e allontanate dalla mia furia di persecuzione del male. Chi aveva il coraggio di affrontare la furia del Signore per me era il male nella sua pura essenza di nemico di Dio e andava distrutto, in qualsiasi modo.
Perché prima di diventare un Templare io stesso fui soggiogato dal male e combattere il male rischiando la mia vita era la mia espiazione.
Ora, qui in convento mi nascondo da me e stesso come una spada sotterrata, ma per quanto può rimanere sepolta la Spada della Giustizia divina?

E venne quel giorno, arrivò senza annunciarsi,  in un pomeriggio piovoso mentre ritornavo in convento su un sentiero della Sila. Rientravo lentamente in paese da una questua tra i contadini del Contado. L’odore della terra di Calabria emanava un vapore rinfrancante di quella prima pioggia di un imminente autunno. Un rumore tra i cespugli, mi fece voltare e misi la mano destra sul lato del saio dove sotto nascondevo un ricordo della vita Templare. Un segreto pugnale, ignoto ai fratelli del convento, che tenevo per sentirmi, forse, diverso dagli altri monaci Cappuccini. Intravidi un piede tra i cespugli e accostandomi vidi riversa a guardare il cielo con gli occhi sbarrati una giovane fanciulletta. I suoi abiti erano strappati, mi guardai intorno, ma non c’era nessuno. Poi i miei occhi videro nelle sue mani un piccolo crocefisso di legno spezzato nella parte alta come strappato nel tentativo di divincolarsi. Le avevano usato violenza ma era una bambina, di circa dodici anni e vigliaccamente uccisa.
Mi allontanai per cercare aiuto per trasportare il corpo, ma osservai il terreno intorno per evidenziare tracce dell’assassino. Ma non ce ne erano, una volta sul sentiero notai pero orme di sandali più nette, e mi recai in quella direzione  nella ricerca di aiuto e di eventuali testimoni. Con il viso della bimba nella mente e la sua anima nel cuore, dentro di me montava l’odio per quel demonio che aveva trasformato un peccatore in un assassino elevandolo al grado di demone in carne ed ossa. Cominciai a intravedere un altro monaco che procedeva avanti a me con passo svelto. Lo raggiunsi per chiedergli aiuto, e lui era molto sorpreso, cercava di tenermi lontano e si copriva ossessivamente il viso e al mio racconto della scoperta della bimba uccisa cominciò a farsi il segno della croce in maniera ossessiva. Fu allora, che notai che dal suo saio dove avrebbe dovuto pendere il crocifisso pendeva solo un pezzetto di legno. Quello, che mancava al crocefisso della bambina. Lo guardai e lo costrinsi a guardarmi.
Un ora dopo giunsi al convento e avvisai fratelli che avevo trovato una bambina uccisa e un monaco sconosciuto pugnalato, e che Dio mi perdoni!”

Stralcio dalla  “La dura mano di Dio” racconto di fantasia.

Saluti a tutti.
Bruno

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