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12 marzo 2014

PIANO FLOP !




Gerardo Ausiello
Volete sapere come la burocrazia tentacolare e folle può ingessare un Paese danneggiando in un sol colpo tutti (i cittadini, gli imprenditori, gli enti locali e pure lo stesso Stato)? Allora leggete questa (brutta) storia. È la storia di 725 milioni di euro di debiti accumulati dalle disastrate aziende di trasporto della Campania. Da anni i privati, che hanno realizzato opere infrastrutturali strategiche per la Regione, aspettano di incassarli ma dovranno attendere ancora. Chissà quanto.

Il cortocircuito.
Già, perché la pubblica amministrazione non paga e loro, i creditori, non possono costringerla a farlo poiché hanno le mani legate da una legge dello Stato. Nel frattempo - mentre le aziende aspettano con impazienza così come i loro fornitori e gli sfortunati passeggeri di bus e metrò - un commissario governativo (Pietro Voci) ha lavorato giorno e notte per scrivere il piano di rientro dall’indebitamento record. Che è lì, pronto per essere utilizzato. E invece resta nel cassetto perché i fondi destinati a saldare i debiti non possono essere spesi (a causa della mannaia del patto di stabilità). Benvenuti in Italia, il Paese che per lungaggini, veleni e veti incrociati sta andando dritto, a passo spedito, verso il baratro.
La falla
Fino a qualche settimana fa i creditori del gruppo Eav (che controlla Sepsa, Circumvesuviana e Metrocampania Nord-Est) erano rassegnati. Pur dovendo legittimamente incassare centinaia di milioni, non potevano procedere con azioni legali e decreti ingiuntivi per effetto del blocco dei pignoramenti che, dal 2012, viene prorogato di anno in anno. Ma poi è successo qualcosa di imprevedibile. Renzi e il Pd hanno deciso di silurare il premier Letta. Governo nuovo, vita nuova (poco importa se il partito di maggioranza è lo stesso). Così il decreto 126, che conteneva norme cruciali come il salva-Roma e il blocco dei pignoramenti, decade tra le polemiche. Sempre tra le polemiche queste misure vengono recuperate nel milleproroghe da cui però, in fase di conversione, spariscono. L’esecutivo, fresco di giuramento, corre ai ripari e vara un altro decreto con cui ripristina il muro anti-creditori (non più fino al 31 dicembre ma fino al 30 giugno). Il testo viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 6 marzo. In mezzo c’è una settimana di vuoto, di vacatio normativa. Per sette giorni, insomma, quel muro che impediva agli imprenditori strozzati dai crediti di accedere ai loro soldi si era come per magia frantumato. Un’occasione unica, che un gruppo di aziende private non si è lasciata sfuggire: l’Ascosa Ferroviaria Scarl (associazione temporanea di imprese di cui fanno parte Ansaldo Sts, Impresa, Imeco, L.D.B., B&P e Aet), che in Campania ha costruito la rete ferroviaria Piscinola-Aversa e che dal 2012 vanta un credito di 48 milioni, è riuscita in extremis a ripresentare le richieste di pignoramento, alle quali il gruppo Eav si è opposto. L’ultima parola spetta ora al giudice, che si pronuncerà nelle prossime settimane. «Ma noi non ci fermeremo - tuona Rossella Paliotto, amministratore delegato di Aet - Anche se siamo con l’acqua alla gola, non faremo un solo euro di sconto alla Regione e al gruppo Eav e non metteremo mai più neppure un chiodo per loro. Anzi, l’invito che rivolgo alle aziende ancora vive è di non partecipare ad alcun bando di evidenza pubblica con la Regione e il Comune di Napoli». Antonio Liguori, presidente del Consiglio direttivo di Ascosa, rincara la dose: «La beffa è che noi creditori del gruppo Eav non possiamo pignorare i beni delle aziende pubbliche mentre i nostri creditori possono aggredirci senza che nessuno dica o faccia nulla».
La strada obbligata
In tutta questa assurda vicenda c’è poi un paradosso nel paradosso. Dopo un lungo iter il piano di rientro dal deficit ha avuto il via libera dalla Corte dei Conti lo scorso 26 febbraio. I fondi a copertura ci sono: 200 milioni di Fas della Regione (124 anticipati nei mesi scorsi), 50 milioni previsti dallo Stato, 160 milioni pagati direttamente dai cittadini con le addizionali Irap e Irpef e la restante parte coperta dal governo con il salva-imprese. Eppure le transazioni con i creditori non possono essere effettuate perché da un lato le risorse non vengono sbloccate a causa dei vincoli del patto di stabilità e dall’altro la Regione non ha ancora varato il bilancio gestionale, che è il documento con cui si programmano e si autorizzano tutti i pagamenti.




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