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| BRUNO VINCI |
A.D. 2013, anno di crisi istituzionali ed economiche, la
giustizia, la cui esasperata lentezza e burocraticizzazione è divenuta male
endemico; il lavoro la cui tassazione è arrivata a livelli tali che anche il
più coraggioso degli imprenditori si arrende spostando risorse e capitali
all’estero alla ricerca di un fisco più equo.
Senza parlare della scuola, della
sanità, dello sfrenato agire delle mafie, che non pagando tasse sono le uniche
imprenditorie che prosperano sia al sud che ormai al nord Italia.
Ebbene, in tutto questo, la politica Italiana ,
dimenticando volutamente le proprie responsabilità di questo stato di cose, ci
chiede ulteriori sforzi che culminano nella recentissima manovra finanziaria.
Manovra che ha generato malcontento nelle classi lavoratrici
e che sicuramente non dà un aiuto nè una decisiva svolta allo stato di
progressiva crisi che raggiunge ormai una buona parte della classe media
italiana.
Da Nord a Sud chi lavora, lavora di più con meno guadagno e
più spese (vedi figli disoccupati) e quindi il lavoratore medio si allontana
dal sindacato ritenendo che la quota sindacale non giustifichi la tutela
ricevuta.
Ma questo diniego sindacale, non aiuta né il sindacato né lo
stesso lavoratore che si ritrova completamente indifeso nello stritolamento tra
politica e imprenditoria, complice un rapporto sempre più complesso è difficile
tra le parti.
I sindacati , in
particolare quelli che tutelano i lavoratori del servizio pubblico, si
ritrovano con armi spuntate, con la (ex legge 146/90) che rendono complessa
qualsiasi azione di sciopero e limitante gli effetti per cui lo sciopero aveva
motivazione di esistere.
Beninteso, questa legge fu fatta quando la maggior parte dei
servizi pubblici era sotto il controllo statale e lo stato aveva il dovere di
assicurare ai cittadini servizi essenziali che giustifichino il pagamento delle
tasse richiesto ai cittadini della repubblica. Ma la gente nella maggior parte
dei casi non sa, che questo dovere del trasporto pubblico in particolare è responsabilizzato
ed gestito dalle sole regioni a cui delegare il passivo fisiologico ed ad ogni
legislatura veniva quest’ultimo, in buona parte colmato da interventi
finanziari previsti dal governo, ma la deresponsabilizzazione dello stato
prosegue e nulla fa pensare che il TPL sia un interesse del cittadino e quindi
dello stato, in futuro.
Purtroppo quest’anno, gli interventi tardano a venire e
nulla è stato fatto di veramente efficace al recupero economico, e si sa, gli
interventi economici del governo sono condizionati da un recupero economico
reale o almeno convincente piano di risanamento. Il pessimismo mi dice che se
non cambia una mentalità imprenditoriale di marketing e ricerche tese alla
massima produttività con minima spesa, cominceranno a tagliare spese necessarie
come i lavoratori già comunque penalizzati in alcuni aspetti.
Per questo, ho deciso di rinnovare la mia tessera sindacale,
(nel mio caso l’UGL Trasporti Campania, ma questo è un aspetto di scelta
soggettivo), allo stesso modo consiglio a tutti e in base alle vostre scelte
personali di rinnovare le tessere ai vostri sindacati e non indebolire con la
vostra assenza l’ultimo baluardo riconosciuto del valore è nobiltà del lavoro.
Anche se sembra tardi, qualcosa si può ancora fare, a titolo
di esempio dell’importanza sindacale nel settore produttivo ed economico,
vedasi l’esempio della potente economia tedesca i cui sindacati hanno anche
ruolo nell’amministrazione dirigenziale delle aziende (e non si può dire che
hanno crisi).
Mentre in Italia i sindacati hanno ruolo, apparente, solo di
protestare (nei grandi limiti della ex legge 146/90).
Si è vero, le armi sindacali sono poche e forse un po’
spuntate, ma anche i soli pugni chiusi possono dare risultati, se sono tanti e
decisi .
Questa non è una sviolinata, anzi, è un appello ai
lavoratori per il vostro interesse visto che la perdita degli iscritti in un
qualunque sindacato fa perdere la sua potenziale efficacia nelle giuste
rivendicazioni dei lavoratori e quindi : “de necessitate virtutem” (da necessità
virtù) come dicevano dei nostri avi indicando che, da ciò che è necessario, si
anche trarre giovamento.
B. Vinci 2013

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