BREVI, FLASH, ANNUNCI.....

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17 ottobre 2013

DA MAURO OROPALLO FIGLIO DEI COLLEGHI VINCENZO E GIUSEPPINA FORTUNATO, RICEVO E VOLENTIERI PUBBLICO

Salve Signor Navarone, mi presento subito: sono Mauro Oropallo, figlio dell'ex macchinista Vincenzo Oropallo e dell'operatrice di stazione Giuseppina Fortunato. Per anni, come lei ben sa, hanno lavorato sodo, oltre che per un tornaconto pecuniario mensile per portare avanti una famiglia, anche per mantenere alto il nome di un'azienda che di alto non ha più nulla, se non il numero di lamentele quotidiane degli stanchi viaggiatori. Oggi sono stato testimone di una bruttissima vicenda alla stazione di P.zza Garibaldi, e le invierò una specie di "lettera" qui di seguito. Non so quali che siano le sue risorse, ebbene mi farebbe piacere che tutti sapessero e tutti avessero modo di sensibilizzarsi per il drammatico episodio che il destino ha deciso di riservarmi quest'oggi insieme ad altri viaggiatori. Se avesse/avessi la possibilità di affiggere il tutto per i pilastri della succitata Stazione, me lo faccia sapere. Perché tutti sappiano cosa si vive e, in questo caso purtroppo, cosa muore nelle coscienze di ognuno di noi. Spero che mi possa aiutare.
Con affetto,Mauro.



OGGI È STATO UN GIORNO SBAGLIATO.
         
Chiedo venia se nel tentativo di sensibilizzare le coscienze altrui possa turbarle o possa stumentalizzare un fatto di inaudita drammaticità.
Il giorno 16 ottobre u.s., verso le 8:00 mi sono ritrovato ad avere una forte discussione, comportandomi anche maleducatamente, nei confronti di un controllore delle FS che presiedeva l’imbocco della metro interessata alla tratta P.zza Garibaldi – P.zza Cavour: sostenevo che doveva avere vergogna nel pretendere che io (e tutti gli altri viaggiatori), dovessi pagare il biglietto per un disservizio e non un servizio, paragonabile ai treni del terzo mondo. Toni alti, parolacce e così via.
Dopo l’alterco, mi sono avviato innervosito all’università, dove ho trascorso tutta la mattinata.
Ero fortemente meditabondo sulle mie azioni, se queste erano state giuste o sbagliate, se questo era figlio, magari, di tutta una frustrazione quotidiana che tutti vivono e che io e fortunatamente altre persone, stempero sempre con battute e ironia.
Alle ore 12:15 ritorno nello stesso punto, finalmente volgo verso casa.
In un bar un avventore, purtroppo, ha un malore.
Nell’impotenza  e "ignoranza" generale in materia di primo soccorso, si cerca di aiutare la persona. Urla, concitazione ma anche un’accorata solidarietà, mentre il signore sviene, rinviene, s’ammutolisce e viene adagiato su di una sedia, nella più totale incoscienza. La moglie piange e tutto intorno è mesto.
- Ma nu cazz ‘e ‘nfermiere ca ngopp nu ce sta? Ma l’ambulanza addò sta? -, increduli ci domandiamo del perché non ci sia un piccolo presidio medico/infermieristico in quello che è uno dei crocevia ferroviari più affollati del mondo, Piazza Garibaldi.
L’ambulanza è arrivata “poco dopo”, ma io ho sentito le sparute sirene da lontano perché la scena che mi si parava davanti era davvero commovente.
-E se quell’uomo fosse stato mio padre o qualcun altro? Come diamine è possibile che avvenga una cosa del genere?– hanno cominciato a farsi strada miriadi di interrogativi e ho pensato - Che si fottano tutti, col cavolo che la prossima volta pago un biglietto per queste aziende di merda che hanno sperperato nelle alte sfere e sindacati tutti i soldi di noi viaggiatori e stanziamenti statali! -.
Poi ho pensato al viso esanime dell’uomo sulla sedia. Se era ancora vivo o se era morto. Il biglietto non ha avuto più importanza.
Mentre seduti si lasciano scorrere i paesaggi al di fuori, nel treno suonava una triste fisarmonica, infelice versione di uno zingaro de “Oi vita, oi vita mia”.
Napoli mia, Napoli nostra, sei e sarai il primo e ultimo amore.

OGGI È STATO UN GIORNO SBAGLIATO MA NON È TUA LA COLPA !



1 commento:

Anonimo ha detto...

e' dolcissima questa scena che con garbo ci hai lasciato immaginare. sapessi, mi sono salite le lacrime agli occhi per il dolore che ho provato nel condividere il tuo sconforto. quanta verità in quel che dici ma ormai è tardi per porre rimedio. ora è solo il tempo della riorganizzazione sperando che quanto sta accadendo a tutti noi ci sia d'insegnamento nel futuro.