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17 luglio 2013

EAV BUS, FUMATA NERA. DA IL MATTINO DI NAPOLI




Paolo Mainiero

Tutto sbagliato, tutto da rifare. Il destino dell’Eavbus e soprattutto dei suoi mille dipendenti è sempre più appeso a un filo. Il giudice del tribunale di Napoli, dopo avere incontrato il collegio fallimentare, ieri ha dichiarato irricevibili le offerte presentate da Rtp, Clp e Tam. «Non sono conformi al bando», è la motivazione ufficiale. In particolare, nessuna delle tre società ha accettato di accollarsi il trattamento di fine rapporto dei dipendenti di Eavbus che hanno maturato i requisiti per il pensionamento durante il periodo del fitto del ramo di azienda. Per l’Eav Holding, che dallo scorso novembre gestisce Eavbus proprio in virtù di un contratto di fitto, l’aver previsto nel bando di gara anche il criterio del tfr è stato un errore. «Non c’erano i presupposti per accettare oneri di gestioni pregresse. Neppure lo sceicco del Paris Saint Germain si sarebbe accollato tutti quei costi», è il pensiero dei vertici societari. Per la curatela, invece, l’aver previsto quel criterio risponde solo a un «consolidato» orientamento giuridico: si tratta, in sostanza, di un debito che se chi subentra non si accolla va a carico dei creditori. Se la Regione manifesta stupore «per i criteri del bando», la decisione del giudice non ha sorpreso il Clp, il gruppo casertano che aveva presentato l’offerta di gran lunga più vantaggiosa economicamente: 580mila euro all’anno contro i 360mila della Rtp (il consorzio pubblico formato da Eav Holding, Air Avellino e Ctp). «La questione è innanzitutto politica - osserva il manager del Clp Carlo Esposito -. Il sindacato in tutta questa storia ha svolto un ruolo troppo impegnato contro i privati. È finita proprio come i sindacati volevano». Nel merito, i vertici del Clp censurano la scelta della curatela di prevedere il tfr nel bando. «È una procedura illegittima. Tra l’altro - dice Esposito - abbiamo più volte chiesto alla curatela a quanto ammontasse la cifra ma non ci è mai stato risposto. Come si fa a fare un’offerta senza conoscere l’importo?».
Ma al di là delle interpretazioni e degli aspetti di carattere giuridico, la realtà dice che la questione è tutt’altro che risolta. Il futuro dell’Eavbus resta una grande incognita, con un contratto di fitto che scade il 31 luglio, dunque tra due settimane, e nessuno oggi è in grado di poter dire cosa succederà dal primo agosto. Ciò che invece appare certo è che l’Eav Holding ritiene non semplice nè scontata una proroga del fitto, per quanto ieri in Regione si valutava ancora questa ipotesi che va comunque sottoposta a gara. Sul tavolo in linea teorica vi sarebbero anche altre vie d’uscita. Una prima, molto remota anche per i tempi strettissimi, prevede un terzo bando entro il 31 luglio. Una seconda, ritenuta più praticabile, prevede invece che la curatela possa andare a trattativa privata con le società che hanno partecipato alla gara. In realtà, ci sarebbe anche una terza via: la Corte di Appello, alla quale i vertici Eavbus ricorsero contro il fallimento, ha demandato al tribunale di Napoli l’accertamento dei requisiti oggettivi per l’eventuale ammissione dell’azienda alle procedure di amministrazione straordinaria. Un esito, rispetto a questa eventualità, dovrebbe conoscersi entro la fine del mese.
Sullo sfondo, ma non troppo, restano le incertezze sul destino della società e sul nodo mai sciolto sul rapporto tra pubblico e privato. Il pubblico, in questo caso la Regione tramite l’Eav Holding, deve fare i conti con una ristrettezza di risorse sempre più forte; il privato è visto con il fumo negli occhi e soprattutto è osteggiato dai sindacati. Il risultato è la paralisi.

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