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27 giugno 2013

IL SILENZIO DEGLI ….INNOCENTI DEFI…..CITARI. DI BRUNO VINCI

Nessuno si offenda, il termine va inteso come appartenenti ad un Azienda in chiaro deficit. E sul deficit siamo d’accordo tutti che esiste. Oddio non è importante sapere i motivi e chi l’ha causato, nemmeno sembra importante capire le mosse fatte: fusione etc. etc. la libera interpretazione farebbe capire ad una scelta aziendale che intende quantificare grossolanamente il personale ed effettuare i tagli che servono a ridurre lo sbilancio ma non ad una vera produttività.
La preparazione di un Piano Industriale è impensabile, il proprietario della bottega ha a sua volta un padrone che è anche committente…un cane che si morde la coda.  Insomma la situazione è in stallo, ma cosa è lo “stallo”? Si certo definiamo lo stallo come fenomeno fisico, ma lo stallo è una condizione che può dividersi in vari e diversi casi e sempre riferendosi alla terminologia aeronautica:
1)      Stallo Progressivo; si dice  di una condizione in cui, dove un aeromobile in arrampicata (salita) non avendo sufficiente spinta traente non può creare quella condizione di pressione e depressione sull’ala che servono alla portanza cioè al sostentamento in volo dello stesso aeromobile ciò avviene per la rarefazione della densità della massa d’aria attraversata dall’ala, per cui all’aumentare della quota ci vuole una maggiore potenza motrice;
2)      Stallo Improvviso; quando per motivi indipendenti dalle condizioni di volo viene a mancare la velocità e la necessaria massa d’aria per il sostentamento.
L’assessore Vetrella come Responsabile del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali può correggermi se sbaglio su quanto esposto prima.
Ora che cosa è successo alla Circumvesuviana? Ed considerando la similitudine di un volo di crociera sull’attività  recenti della Ferrovia in questione?
La prima cosa da pensare e che un abile pilota non avrebbe atteso lo stallo anzi avrebbe fatto planare delicatamente per quanto possibile, per avere un atterraggio morbido e senza danni. Certo il pubblico trasportato non voleva che il loro viaggio fosse interrotto cosi e quindi si è reso necessario proseguire il volo con i passeggeri a carico.
Ma per fare questo ci voleva più potenza, più finanziamenti, invece a parità di finanze si è deciso prima di aumentare il peso (fusione) e poi di scegliere uno scalo d’emergenza dove provvedere a un ripristino del mezzo (ma perché avere atteso di aggravare la situazione?)
Mi scuserete per il confronto aeronautico più che ferroviario, ma è anche per fugare dubbi sulla apertura mentale di noi ferrovieri spesso ristretta al solo ambito ferroviario.
Ma in effetti, il paragone è attinente immaginate l’interno di una aereo che perde lentamente ma inesorabilmente quota, un equipaggio muto e le poltroncine occupate da gente attonita e in sovraccarico,  frastornata da vaghe indicazioni… non vi sembra la situazione lavorativa quotidiana???

Vi ringrazio di avervi sorbito la lezione di aerodinamica, giusto per evitare inutili polemiche.


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